21/10/2019 - Vi proponiamo di seguito le diverse esperienze di tanti ragazzi protagonisti del progetto Erasmus+ Youth Exchange dal titolo “Fight against discrimination with great satisfaction” a Puck, in Polonia, dal 13 al 21 settembre. Leggendo, si può capire nel concreto in cosa consiste il programma di scambio giovanile.

 

Sono Gloria Dalla Rosa, studentessa al secondo anno di Magistrale in Psicologia del Lavoro presso l’Università di Bologna. Ho deciso di partecipare per la prima volta ad un programma di scambio perché colpita dalla tematica a cui poi ho preso parte. Assieme ad altri sei compagni italiani e al leader team siamo partiti per poi incontrare in loco compagni provenienti da altri tre paesi.

I partecipanti, provenienti da Italia, Polonia, Romania ed Ungheria, hanno avuto modo di prendere parte a diverse attività nel corso delle varie giornate. La tematica centrale affrontata riguardava il fenomeno incredibilmente attuale della discriminazione e, attraverso vari lavori di gruppo, ognuno ha avuto modo di esprimersi e confrontarsi.

Le tecniche teatrali proposte come mezzo per riflettere sull’argomento hanno permesso a tutti noi giovani di cimentarci in maniera pratica e attiva sulla riflessione e conseguente messa in atto delle situazioni analizzate e discusse. Ne sono risultati alcuni lavori interessanti e profondi, che hanno esplorato alcuni aspetti di discriminazione come quella verso le disabilità, la sessualità, l’etnia o ancora, il grado sociale.

In modo diretto con le attività proposte, ma anche in modo indiretto tramite la socializzazione con compagni stranieri, ognuno dei partecipanti è entrato a stretto contatto con gli aspetti di diversità (in primis culturale) che hanno favorito ed agevolato il coinvolgimento nel lavoro proposto.

Nel corso degli otto giorni ci sono stati tuttavia molti momenti concessi al tempo libero, sfruttati con gite e momenti in compagnia.

Ritengo l’esperienza svolta nel complesso positiva. Come prima partecipazione ad un’attività di scambio, mi ha convinto il potenziale che programmi simili comportano: danno l’opportunità a giovani, provenienti da diversi contesti socio-culturali, di incontrarsi e confrontarsi su aspetti che riguardano la vita di tutti e necessitano di essere discussi oggi proprio da coloro che domani saranno gli adulti attivi della società in cui da oggi operano.

Con questo auguro un positivo prosieguo di simili attività.

 

Gloria Dalla Rosa

 

Mi chiamo Claudio e frequento l’ultimo anno della laurea magistrale in Economia all’Università di Udine. Questa è stata la mia prima esperienza di scambio giovanile.

Ho deciso di parteciparvi perché mi incuriosiva la tematica, ossia quella riguardante la discriminazione, in un Paese che non avevo mai visitato. I Paesi che vi hanno partecipato sono stati: Polonia, Italia, Romania e Ungheria. La durata di questo progetto è stata di una settimana, ma è bastata per poter avere un notevole scambio di idee con i vari partecipanti delle varie nazioni.

Innanzitutto, mi ha permesso di crescere personalmente affrontando diverse situazioni in cui non mi sarei mai trovato se non avessi partecipato a questo scambio. Un esempio è il fatto di conoscere diverse persone da più nazionalità e quindi confrontarmi su temi molto attuali e di particolare rilevanza con chi aveva un background completamente differente dal mio.

 

La giornata tipo era la seguente:

  • Sveglia e colazione fino alle 9:30.
  • Dalle 10:00 alle 13:00 prima di iniziare gli workshop sul tema della discriminazione e degli stereotipi si facevano dei giochi tutti insieme per attivarsi e rompere il ghiaccio fra i partecipanti. I workshop erano fatti in piccoli gruppi, che cambiavano giornalmente e questo mi ha permesso di uscire dalla mia comfort zone e parlare con tutte le 31 persone che hanno partecipato a questo Erasmus +. Inoltre, il fatto di essere stati divisi dai ragazzi e dalle ragazze dell’Italia ha contribuito e facilitato la relazione con i partecipanti delle altre nazioni.
  • Dalle 13:00 alle 15:00 si pranzava e successivamente si aveva tempo libero. Personalmente il tempo libero è stato utilissimo per visitare la cittadina di Puck con i vari partecipanti e stringere legami di amicizia ancora più forti dovuti all’ambiente informale.
  • Dalle 15:00 alle 18:30 si proseguiva con altri workshop e generalmente si cambiava nuovamente il gruppo di lavoro. Questo stimola notevolmente l’apertura mentale dal mio punto di vista.
  • Dalle 18:30 alle 19:00 si cenava e si aveva altro tempo libero fino alle 20:00.
  • Dalle 20:00 alle 22:00 era dedicato all’Intercultural night. In queste serate, ogni gruppo presentava la propria nazione agli altri partecipanti, generalmente mostrando dei video, facendo dei giochi riguardanti il loro Paese e successivamente insegnavano dei balli tradizionali. La serata proseguiva assaggiando i prodotti tipici portati dai partecipanti e ballando e cantando le canzoni tipiche di quella nazione.

Questa era una giornata tipo, ma non è finita qui!

Una giorno siamo andati a Gdynia a visitare un museo interessantissimo e successivamente a Gdansk. In questa occasione si era suddivisi in piccoli gruppi, in cui era sempre presente un ragazzo polacco, per facilitare l’operazione, perché il compito era quello di registrare quattro persone che venivano sottoposte al nostro questionario riguardante la discriminazione e gli stereotipi.

Questa intervista mi ha sorpreso perché oltre a dei polacchi, abbiamo intervistato anche una signora scozzese e un signore tedesco, i quali ci hanno raccontato che avevano subito nella loro vita alcuni tipi di discriminazione dovuti alla loro nazionalità viaggiando all’estero.

Questa prima mia esperienza di scambio giovanile mi ha sconvolto talmente positivamente che non ci sono parole per descrivere tutte le emozioni che ho provato. Certamente questo viaggio mi spinge a partecipare in futuro a nuovi progetti di Erasmus +.

 

In sintesi, mi unisco a tutti coloro che raccontano che una settimana di questo tipo ti cambia la vita, aprendoti la mente e mentre lo stai facendo ti senti in universo parallelo.

Con questa esperienza mi porto a casa tante nuove esperienze, una maggiore capacità di problem solving, che spazia in molti ambiti, anche dal più banale, ossia quello di fare uno scalo con un aereo (per me era la prima volta).

Fate attenzione: se sarete in grado di legare con i partecipanti delle varie nazionalità, alla fine della settimana sarà difficile salutarli e c’è il rischio di commuoversi a vederli prendere un treno o aereo diverso dal vostro. Un esempio delle relazioni che si creano fra i partecipanti e che posso fare è che alcuni giorni dopo che ero tornato a casa, un ragazzo polacco mi ha inviato un video, dove lui faceva il dj ad un party e ha suonato Felicità di Albano, dedicando la canzone al suo amico italiano.

 

Claudio Doriguzzi

 

Mi presento, mi chiamo Noemi Arboit e sono una giovane studentessa al secondo anno di medicina a Udine. Ammetto che riassumere una settimana di nuove conoscenze, esperienze e avventure in poche parole sia alquanto difficile. Il viaggio, per quanto mi riguarda, è iniziato in autonomia il 13 settembre e, dopo uno scalo presso l'aeroporto di Varsavia, ho raggiunto gli altri compagni italiani a Gdansk con i quali, poi, ho raggiunto l'alloggio, non senza difficoltà, con vari cambi in treno. Nonostante il freddo e l'incomprensione totale della lingua polacca, siamo giunti a destinazione dove, per fortuna, anche se oltre l'orario consentito, le due leader polacche, in accordo con la cucina locale, ci avevano riservato una cena veloce e un the caldo. Posso dunque affermare che da subito l'accoglienza è stata ottima e, stanchi dal viaggio, ci siamo recati nelle rispettive camere assegnateci. La mattina seguente abbiamo fatto conoscenza anche con gli altri ragazzi che presero parte al progetto, ovvero polacchi, rumeni e ungheresi.

La prima giornata si è dunque spesa con le varie presentazioni persino dell'associazione da noi rappresentata, ovvero il Comitato d'Intesa di Belluno. Con mia grande sorpresa ho incontrato molti altri miei coetanei che condividono la voglia di combattere per il loro futuro, per i loro ideali e che non temono il confronto. Infatti nei giorni seguenti siamo entrati nel vivo delle attività che, svolgendosi dalle 10.00 alle 13.00 e riprendendo dalle 15.00 alle 18.00, prevedevano giochi dinamici, i cosiddetti “energizers”, ma anche molti tavoli di discussione dove veniva dato a tutti lo spazio di esprimere le proprie idee e nuove proposte per abbattere il muro che spesso si crea per colpa della discriminazione e dei pregiudizi. Ho apprezzato molto parlare con ragazzi che non sempre condividevano le mie posizioni in quanto credo che solo il confronto e la discussione siano la chiave per una crescita personale o semplicemente per mettersi in discussione; sicuramente quest'esperienza ha contribuito alla maturazione della mia persona e mi auguro di poter sfruttare le conoscenze così acquisite anche nella mia futura carriera medica, nel cui ambito ritengo sia importante mostrarsi aperti alle esigenze altrui e soprattutto comprendere i bisogni e le paure dei pazienti. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente sono state le serate interculturali che ogni Paese ha organizzato: noi, per esempio, abbiamo dapprima proposto un tipico ballo italiano e a seguire abbiamo intrattenuto gli ospiti con quiz, le cui domande riguardavano la nostra cultura, poi abbiamo mostrato loro dei video e delle foto che raccontassero in breve il nostro Paese. Infine li abbiamo deliziati con alcune squisitezze italiane, pensate che avevamo portato addirittura un chilo di formaggio che in un batti baleno è stato divorato, penso abbiano apprezzato. Ad ogni modo con queste serate sono riuscita a capire meglio quanto diversi siamo di Paese in Paese e come ogni posto abbia le sue abitudini e meraviglie paesaggistiche. Ho apprezzato immergermi per un istante nei diversi mondi culinari e assaggiare in mensa i tipici piatti polacchi e le loro rivisitazioni dei nostri spaghetti al ragù o della pasta alla carbonara. Mi sono adattata alla colazione salata polacca così come alla cena delle 18.30.

Nel corso della settimana con il bus siamo andati a visitare dapprima un museo sull'immigrazione nell'area portuale di Gdynia e nel pomeriggio ci siamo recati a Gdansk dove abbiamo intervistato i passanti facendo loro delle domande riguardo la tematica dello scambio; tali interviste, poi, le abbiamo assemblate, selezionate e caricate sulla pagina Facebook così da renderle visibili a tutti. Credo che questa sia stata una delle attività che mi abbia maggiormente coinvolto in quanto ho avuto diversi riscontri riguardo la tematica della tolleranza e della discriminazione da parte anche del mondo adulto. Il progetto si è concluso con il fine ultimo di imbastire e, poi, registrare, una vera scena teatrale da noi inventata e scritta e che rappresentasse in modo sintetico la nostra idea di tolleranza. Il gruppo di cui facevo parte si è, per esempio, ispirato al film Titanic rivisitandone in parte l'ambientazione e i personaggi: i protagonisti Jack e Rose sono stati mutati in Jeff e Rosalinda, poi ne sono stati introdotti di nuovi, ovvero una persona disabile costretta sulla sedia a rotelle e un cieco. La trama prevedeva che, a seguito del naufragio dell'imbarcazione, il capitano invitasse tutti gli ospiti a mantenere la calma e a disporsi in fila per le scialuppe di salvataggio su cui, tuttavia voleva entrassero solo persone “normali” escludendo il cieco e il disabile la cui sedia a rotelle era troppo ingombrante e avrebbe così precluso di salvare altre persone. La storia si conclude con l'intervento di Jeff e Rosalinda a favore delle due persone escluse, insegnando il vero significato di uguaglianza. La registrazione teatrale verrà tra poco caricata online e, sinceramente, sono proprio curiosa di vedere il nostro risultato finale così come gli spezzoni teatrali degli altri gruppi.

Concludo questa mia breve testimonianza ringraziando tutti coloro che vi hanno preso parte e augurandomi un giorno di rincontrare le belle persone con cui ho stretto amicizia e che mi hanno commossa con le lettere che l'ultimo giorno mi hanno lasciato. Mi auguro che questo sia il primo progetto dei tanti cui potrò partecipare.

 

Noemi Arboit

 

Sono Giulia Romor, ho 17 anni e frequento l’ultimo anno della scuola alberghiera a Longarone (BL).

Tramite una mia insegnante di scuola sono venuta al corrente del progetto Erasmus+; ho subito deciso di candidarmi sapendo che la meta era un posto mai visitato e il tema mi affascinava.

Ho conosciuto nuove persone, giovani provenienti dalla mia regione (il Veneto), e polacchi, ungheresi e rumeni. Ho trovato nuovi amici, amici splendidi e stando in loro compagnia ho sviluppato la mia capacità nel parlare l'inglese e ho inoltre imparato parole in altre lingue. Ho avuto modo di confrontare le mie idee con quelle altrui. Ero molto interessata nell'ascoltare ognuno di loro, non solo per capire la loro opinione riguardo la discriminazione, ovvero tema base del nostro incontro, ma anche per sapere le loro idee sulla vita, sul futuro e conoscere gli stili di vita, l'alimentazione e il mondo del lavoro di differenti popolazioni. Scoprire le varie culture dei polacchi, ungheresi e rumeni è stata la cosa che più mi ha ammaliato.

Alla sera ogni gruppo presentava la propria nazione mostrando video e immagini della propria terra, imparavamo danze tipiche con sottofondo di musiche caratteristiche e infine degustavamo le pietanze diffuse in quel determinato Stato. Sono passati veloci quei giorni, troppo veloci, ma questo perché insieme ci siamo divertiti molto. In quel periodo c'è stata una fusione di culture, non esistevano stereotipi, pregiudizi o discriminazioni. Eravamo tutti uguali. Pensavamo solo a divertirci tutti assieme, uniti, sempre.

Sono cresciuta molto, nonostante il breve tempo a disposizione. Ma l’ho sfruttato fino all’ultimo, grazie a ogni singolo partecipante e alle attività svolte. Ad esempio durante la visita al museo dell’emigrazione a Gdynia un ragazzo polacco mi ha insegnato volenterosamente la storia del suo Stato facendomi da guida. Ho inoltre avuto l’occasione di scoprire luoghi magnifici come Gdansk, città che abbiamo visitato tutti insieme, e Puck, la cittadina in cui eravamo ospiti.

Il momento più triste è stato salutare tutti. Vedere andar via persone che hanno lasciato un'impronta speciale nella tua vita è davvero dura. Ma il ricordo delle risate e dei momenti trascorsi assieme rimane indelebile.

È un'esperienza che consiglio vivamente a chiunque di provare, perché permette di conoscere non solo nuove persone, ma anche la loro storia, permette di maturare e di diventare più autonomi. È un'avventura che rende vivi, saggi. Ma soprattutto rende liberi.

 

Giulia Rumor

 

Sono Piersilvio, ho 21 anni e studio economia all’Università di Bologna. Questa opportunità, offertami dal Comitato d’Intesa di Belluno, mi ha permesso di affrontare un tema tanto ampio e diffuso quanto importante: la lotta alle discriminazioni. Recenti argomenti dei miei studi universitari erano state le discriminazioni su base etnica, razziale e religiosa, acuite dalla recente crisi migratoria e dallo scenario di continua stagnazione e incertezza economica. Prima di unirmi a tale progetto i dubbi e le perplessità riguardo alla buona ed efficace riuscita di attività che trattano un tema così difficile erano molteplici.

Le organizzatrici però sono state molto brave a imprimere alle attività svolte un taglio di forte sensibilizzazione sulla tematica e per niente banale.

Entrare in contatto con persone che hanno esperienze culturali e formative completamente diverse dalle mie è stato un momento di arricchimento personale e di maturazione.

Tra le varie attività svolte si è data molta importanza alla recitazione come mezzo di rappresentazione delle discriminazioni; per entrare bene nella parte bisogna riuscire a far proprie le situazioni e il personaggio che rappresenti e ritengo che questa sia stata una tecnica incisiva al fine di sensibilizzarci a riguardo. L’ausilio di due tecnici, esperti rispettivamente in teatro e riprese, ci è stato di enorme aiuto nel produrre delle scene dall’alto livello contenutistico e interpretativo

Non sono mancati inoltre momenti per capire la cultura polacca avendo visitato, tra le altre, le città di Puck Gdynia e Danzica.

In quest’ultima in particolare si è svolta l’attività che mi è maggiormente piaciuta: divisi in gruppi infatti abbiamo girato per la città sottoponendo brevi quesiti ai passanti sulla loro concezione di discriminazione. Di particolare interesse sono risultate le parole di estraneità rispetto a questo concetto da parte dei più giovani e, all’opposto, la grande attenzione e cura che le persone più anziane intervistate riponevano sul tema.

Sono sempre stato convinto del fatto che una questione così forte possa e debba essere discussa a livello comunitario, portando ciascuno le proprie istanze, esperienze e competenze con l’obiettivo di superare stereotipi e giudizi a priori; ciò è stato confermato dall’importanza che il dialogo tra i vari partecipanti ha rappresentato per la buona riuscita delle varie attività

Sono molto felice del rapporto che si è creato con gli altri ragazzi e che, in molti casi, è andato ben oltre la semplice collaborazione

La volontà di combattere le discriminazioni mi ha dato una fiducia che mi porto a casa, insieme a tutti i ricordi creati con i compagni di avventura, e mi ha donato nuovi stimoli per continuare questa battaglia

In ultima istanza ci tengo a rinnovare la mia gratitudine nei confronti del Comitato d’Intesa per avermi dato la possibilità di partecipare a questo progetto

 

Piersilvio De Bortoli

 

Sono Paola Panontin, ho 18 anni e frequento il liceo classico di Vittorio Veneto.

Quest’estate ho partecipato al progetto Erasmus+, il cui tema era la discriminazione e gli stereotipi; lo abbiamo affrontato inserendo nelle attività tecniche teatrali e l’utilizzo della musica, scrivendo copioni teatrali e mettendo in scena degli spezzoni per sensibilizzare le persone a queste tematiche e abbiamo anche incontrato un’esperta di teatro che ci ha aiutato a mettere tutto ciò in pratica.

Abbiamo lavorato molto spesso in gruppi e credo che questo sia stato molto utile per conoscere più velocemente gli altri ragazzi e i loro punti di vista, le loro storie e le loro realtà.

Molto coinvolgente è stato anche il pomeriggio passato a Danzica, durante il quale abbiamo filmato delle interviste ai passanti sui temi che stavamo affrontando. Penso sia stata la parte che mi è piaciuta di più del campo, anche perché la città è davvero suggestiva. Non meno interessante è stata la visita al museo dell’immigrazione a Gdynia.

Da questa esperienza porterò con me sicuramente molta voglia di rimanere attiva in ambito sociale e nella sensibilizzazione delle persone a questi temi, poi molti bei ricordi, persone e luoghi da cui sono rimasta affascinata.

Grazie a questa esperienza ho conosciuto meglio anche la Polonia, paese di cui non sapevo molto prima di partire.

Consiglierei questo progetto a ragazzi che hanno voglia di mettersi in gioco, di imparare divertendosi e di entrare in contatto con culture e esperienze di vita differenti.

 

Paola Panontin

 

Buongiorno, mi chiamo Anna De Stefani, ho 25 anni e abito a Vidor, in provincia di Treviso.

Nel luglio 2019 ho ricevuto una mail dal Comitato d’Intesa, dove mi si proponeva di prendere parte ad uno scambio giovanile che si sarebbe tenuto in Polonia a metà settembre. Memore dell’esperienza fatta l’anno scorso, ho deciso di candidarmi nuovamente, ho sostenuto il colloquio e… sono stata selezionata!

Così il 13 settembre sono partita alla volta di Puck, grazioso (anche se decisamente ventoso) villaggio sulle rive del mar Baltico. Il giorno dopo, una volta arrivata a destinazione ho incontrato una quarantina di ragazzi italiani, polacchi, rumeni e ungheresi, tutti pronti a partecipare al progetto.

Qualcuno già girava per la stanza cercando fin da subito di fare amicizia, mentre altri, più timidi e introversi, si limitavano a sorridere guardandosi intorno. Tutti, comunque, eravamo entusiasti di cominciare e curiosi di capire come si sarebbero svolte le nostre giornate.

Ogni preoccupazione e ogni dubbio si è dissolto con l'inizio delle attività, che fin da subito ci hanno coinvolti, facendoci concentrare sul tema della discriminazione, in tutte le sue sfumature.

Grazie a tavole rotonde, dibattiti, interviste, per sei giorni ci siamo confrontati sulle discriminazioni che subiamo personalmente e su quelle che colpiscono le persone vicino a noi e le abbiamo prese come spunto per realizzare delle brevi recite, che ci hanno permesso di essere davvero "protagonisti", in tutti i sensi.

Parallelamente all'impegno nelle attività, cresceva anche il legame tra tutti noi: i litri di tè al lampone condivisi durante le pause, le birre al bar o in riva al mare, le serate culturali, le risate, i gossip, le confidenze, i "Mamma mia, Marcello!" gridati a caso… sono tutti piccoli ricordi, preziosi come gioielli, che conserverò per sempre nel cuore.

Penso sia proprio questo il punto di forza degli scambi giovanili: il contatto umano. Abbiamo cominciato la settimana da sconosciuti e l'abbiamo finita da amici. In sei giorni ci siamo confrontati, abbiamo visto cose da punti di vista diversi, abbiamo imparato gli uni dagli altri, ci siamo spinti oltre la nostra comfort zone, abbiamo accolto e accettato le caratteristiche di ciascuno, facendo sì che tutti potessero dare il meglio di sé.

È stata una settimana davvero intensa per me e fatico decisamente a mettere nero su bianco tutte le altre cose che vorrei dire, le mille emozioni che ho vissuto… meglio quindi che concluda, anzitutto ringraziando il Comitato d'Intesa per avermi permesso di prendere parte a tutto questo, ma anche invitando chiunque a buttarsi e a partecipare a uno scambio giovanile. Ne vale davvero la pena… Provare per credere!

 

Anna De Stefani

 

My name is Ylber Bytyçi and I’m from Kosovo. I am a musician, and studied for violin since I was 7 years old. My hobbies are going in nature for Cycling, Hiking, Trekking, Climbing and Snowboarding in winter. I am volunteering in Belluno, Italy with the project called “0 Food Waste” for one year. For this 6 months passed I can say that I’m satisfied with the activities and the project itself.

I participated in this last Youth Exchange in Puck, Poland with the topic about Discrimination. The project name was “Fight discrimination with a great satisfaction” and there were participating 4 countries Poland, Hungary, Rumania and Italy, which I was a group leader of the Italian delegation. It was from 14.09.2019 till 20.09.2019 in Puck, Poland.

During this project I learned many things about discrimination that I thought I knew but in fact I didn’t so much. The activities were pretty easy but also interesting. One of the many activities I did, it was to make a theatrical acting and recording to make a short movie. Not the first time for me acting in front of a camera but always when you do such a thing, it’s unique and special, like first time emotions.

We did some trips in Museum of Gdynia, and also a tour in the city of Gdansk, where we had also to interview people and getting to know their opinion about discrimination. The city was amazing, I loved it.

I have taken with me more knowledge about discrimination and Polish stereotypes that I didn’t knew before, how to behave with other people, no matter their condition, or race, or religion, everyone is the same in this planet.

My advice is to enjoy every moment in Youth Exchanges, because every moment is special when you meet new people, new cultures from different countries, that only in Youth Exchanges you have this chance to meet all of this in one place. It’s the best opportunity.

 

Ylber Bytyci

 


A fine estate si è svolto anche un altro Youth exchang, dal titolo “Respect me and be human”, svoltosi sempre in Polonia, ma a Gdynia, dal 26 agosto e al 1° settembre. Ecco due testimonianze:

 

Sono Federico Corso, studio ingegneria industriale all’università di Trento e ho 20 anni.

Sono venuto a conoscenza dei progetti Erasmus+ parlando con un’amica, la quale mi ha raccontato la sua esperienza positiva, ho poi approfondito la questione nel web.

Il progetto a cui ho partecipato, organizzato dal Comitato d’Intesa tra le associazioni volontaristiche della provincia di Belluno , si è tenuto nella città di Gdynia dal 26 agosto al 1 settembre 2019; il suo titolo era “Respect me and be human” e mirava a sensibilizzare le nuove generazioni sulla tematica dell’immigrazione, la quale ha ricoperto, e ricopre, un ruolo centrale nel panorama socio-politico italiano e globale.

Sono partito dall’aeroporto di Venezia insieme a quasi tutti i membri della delegazione italiana con i quali ho maturato fin da subito un rapporto di amicizia spontaneo e genuino: sembrava quasi ci conoscessimo da molto tempo.

Parlando dapprima dei servizi offerti dall’ IWR, associazione polacca ospite, posso affermare che la location in cui si è tenuto il progetto era provvista di tutti i beni di prima necessità, anzi gli alloggi erano molto carini e anche comodi, inoltre vi era anche la possibilità di trascorrere il tempo libero con attività ricreative come il beach volley e il basket. Questi ultimi fattori hanno contribuito non poco a “rompere il ghiaccio” e mi hanno permesso di relazionarmi anche ai partecipanti delle altre nazionalità con più facilità.

Per quanto riguarda le attività educative svolte, esse avevano inizio alle 10 di mattina per finire alle 18, con una pausa tra le 13 e le 15; tendenzialmente prevedevano lavori di gruppo incentrati nella ricerca di informazioni riguardo la tematica principale del progetto. Queste ricerche non solo permettevano di acquisire conoscenze, ma anche di sviluppare competenze digitali, sociali, espositive e ovviamente di mettere alla prova la propria conoscenza della lingua inglese.

Durante la settimana, alle sopra citate attività si sono alternati momenti ludici e di confronto, quali serate culturali in cui gli appartenenti alle diverse nazionalità hanno potuto far conoscere agli altri partecipanti il proprio Paese, da un punto di vista prevalentemente storico e culturale, nonché visite ai principali luoghi di interesse vicini al nostro campus, come ad esempio la città di Danzica.

Vorrei sottolineare proprio come queste ultime visite fossero state organizzate e scelte molto bene dall’associazione polacca e come nessuna di esse si sia rivelata essere noiosa o stancante.

Quest’esperienza mi ha permesso di arricchirmi da un punto di vista umano e intellettuale secondo una modalità completamente nuova, consiglio a chiunque di partecipare a questi scambi.

 

Federico Corso

 

Sono Gaia, ho 18 anni e sono una studentessa. 

Grazie all'Informagiovani di Vittorio Veneto sono venuta a conoscenza dell'entusiasmante progetto che offriva il Comitato d'Intesa di Belluno, ossia quello di partecipare ad uno scambio giovanile in Polonia.

Devo dire che il progetto fin dall'inizio ha attirato in modo particolare la mia attenzione e subito ho deciso di attivarmi a riguardo; infatti, ritengo che questa sia un'esperienza importante per un giovane della mia età, in quanto gli insegnamenti che si possono trarre e le emozioni che si possono provare sono un canale unico per accrescere il valore individuale di qualsiasi persona. Il progetto fin dal principio si è rivelato valido, ho conosciuto persone e tradizioni diverse dalle mie, ho migliorato il mio inglese e ho acquisito nuove competenze. Ho condiviso momenti formidabili, che mai dimenticherò, con ragazzi e ragazze provenienti da differenti nazionalità come Romania, Polonia, Germania e Bulgaria. Inoltre il tema trattato, quello dell'immigrazione, era molto interessante e anche le attività erano appropriate e stimolanti. In conclusione quest'esperienza si è rivelata molto importante per me e per sempre la porterò nel mio cuore. 

 

Gaia Curto


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