Di seguito le interessanti testimonianze di quattro ragazzi coinvolti nel progetto a Bant, in Olanda.

Chiara, Francesca, Lorenzo ed Eliza ci raccontano le relative esperienze. Leggete... e partite!

 

Ciao a tutti!

Mi chiamo Chiara D’Incau e lavoro come Psicologa Clinica con i Richiedenti Asilo. Alcune settimane fa sono tornata da un progetto Erasmus+ dal titolo “ Now it’s time for the next step by improving yourself” , incentrato sul tema dell’autostima, che si è svolto dal 5 al 15 aprile a Bant in Olanda. Nel progetto erano coinvolti 7 paesi: Italia, Olanda, Portogallo, Bulgaria, Romania, Turchia e Slovenia per un totale di 53 partecipanti.

In qualità di group leader ho avuto la fortuna di partecipare ad un weekend preparatorio prima dello scambio e di conoscere già, in tale occasione, alcuni partecipanti e l’organizzazione ospitante. Durante questo weekend è stata data la possibilità ai group leader di ogni paese di organizzare alcune attività da svolgere, poi, durante lo scambio. Questo mi ha permesso di sentirmi coinvolta in prima persona nel progetto e mi ha incuriosito molto tanto da non vedere l’ora di tornare per lo scambio.

I miei compagni di viaggio sono stati, per il team italiano, altri 4 giovani con i quali si è instaurato subito un clima sereno e divertente che ha, poi, caratterizzato il nostro gruppo per tutta la durata dello scambio. Non potevo avere dei compagni migliori per questa meravigliosa avventura!!

Prima di partire ero incuriosita dal fatto che nel progetto fossero coinvolti partecipanti con disabilità e questo è stato ciò che mi ha spinto a partecipare. Nelle mie esperienza passate di volontariato e lavoro sono entrata spesso in contatto con persone con disabilità ma non ho mai pensato che per loro potesse essere possibile partecipare a questi scambi. All’inizio ero preoccupata per il viaggio in aereo, la sistemazione delle stanze e la comunicazione in una lingua differente dalla mia. Una volta arrivati in Olanda mi sono resa conto che i problemi che credevo di incontrare rispecchiavano in realtà dei limiti che erano miei o meglio nella mia mente e che con l’aiuto reciproco tutto era possibile. Per tutta la durata del progetto tutti hanno partecipato alle attività cercando di includere tutti tanto che la “barriera” più grande si è dimostrata essere solo la lingua ma, per fortuna, esiste Google Translator!

Durante i dieci giorni di scambio abbiamo fatto tantissime attività di gruppo e di tipo pratico. Questo è un aspetto che amo di questi scambi e cioè l’impostazione dell’educazione non formale. Imparare facendo è la modalità più efficace, a mio avviso, per comprendere e apprendere. Ciò permette di ricordare non solo alcuni concetti ma, soprattutto, il proprio vissuto personale legato a tali attività. Ci sono state attività creative, di invenzione, di immaginazione e di lavoro sul team e i gruppi di lavoro erano ogni giorno diversi e misti per nazionalità. Ciò ha permesso di conoscere tutti i partecipanti e lavorare con tutti oltre ad aumentare le capacità di comunicazione in lingua inglese!!

Ogni sera, poi, ogni team era chiamato a presentare agli altri il proprio paese con la proiezione di video, la presentazione di cibi e bevande tipici e lo svolgimento di alcuni giochi. Per quanto riguarda il nostro gruppo abbiamo proposto una lezione dei tipici gesti italiani che hanno appreso tutti divertendosi e che hanno poi riproposto nei giorni successivi!!! Durante queste serate ho avuto la possibilità di conoscere paesi differenti dal mio non solo grazie a ciò che veniva presentato ma grazie al dialogo con gli altri. Spesso mi sono trovata a scoprire di avere molte cose in comune , altre volte i paesi di appartenenza erano completamente diversi ma, proprio per questo, il dialogo diventava ancora più interessante e prezioso. Sarà che sono sempre stata interessata ad altre culture, ad altre lingue ed a conoscere ciò che reputiamo diverso da noi ma questo scambio mi ha dato tanto. Sono partita con tutte le mie paure in una valigia e sono tornata diversa dopo solo 10 giorni. La mia concezione della disabilità è stata totalmente stravolta dalle persone che ho incontrato. Quante cose mi hanno insegnato senza saperlo! Ho conosciuto persone che rispetto profondamente e che ammiro, persone che si sono raccontate e che mi hanno permesso di accedere a tali racconti. Ho incontrato persone che mi hanno dimostrato che i limiti erano nella mia testa e che si possono fare davvero tante cose che non pensiamo siano possibili e questo è un insegnamento che porterò per sempre con me non solo come persona ma anche come psicologa. E’ difficile esprimere a parole ciò che ho vissuto in questi giorni ma questo scambio mi ha stravolto la vita e la mente! Sono tornata ricca di risate, di divertimento, di spensieratezza, di riflessione, di lacrime e commozione ma soprattutto sono tornata ricaricata di energia vitale positiva e di voglia di cambiare le cose intorno a me e il mio modo di vedere il mondo!

Partecipare a scambi come questo è una opportunità unica che va colta al volo per cui andate, prendete le vostre valigie e tornate diversi da come eravate prima!

 

Chiara D’Incau

 


Non sarà facile scrivere questo resoconto, perché questo viaggio è stato per me un’esperienza molto forte, che mi ha fatto capire molte cose e che sicuramente avrà un ruolo importante sul proseguimento della mia vita.

Mi chiamo Francesca Olivotto, ho ventidue anni e sto frequentando l’ultimo anno di triennale presso l’Università di Trento in Servizio Sociale. Ho finito tutti gli esami, mi manca solamente un esame, B1 di inglese che fatico a superare.

Ho deciso di partecipare a questo scambio perché sentivo il bisogno di un’esperienza forte e della possibilità di mettermi in gioco e conoscere nuove persone.

Il progetto a cui ho partecipato si chiama:” Now it’s time for the next step by improving yourself”. Tale progetto tenutosi a Bant (Olanda), ha avuto la durata di dieci giorni, durante i quali sono stati centrali i temi dell’inclusione e della disabilità. La particolarità di questo progetto era proprio il fatto che non si è limitato a trattare tali temi, ma tramite un approccio diretto ci ha dato l’opportunità di verificare e comprendere quali possano essere le varie difficoltà legate alla disabilità e come aggirarle. Infatti, su 50 partecipanti allo scambio 20 riscontravano diagnosi di disabilità, di diverse tipologie.

I paesi partecipanti erano 7: Italia, Bulgaria, Slovenia, Turchia, Olanda, Romania e Portogallo. Trovarsi a confronto con persone provenienti da paesi diversi è stato molto stimolante, ti spinge a pensare in modo diverso, a mettere in discussione cose considerate scontate e ti porta anche a riflettere su te stesso, sul tuo paese e la tua cultura.

Le giornate venivano scandite da attività di vario genere, tutti insieme o divisi in piccoli gruppi, di tipologie molto diverse che miravano a creare legami tra di noi e a immergerci nel tema della disabilità.

Obiettivo centrale è stata anche la conoscenza reciproca dei nostri diversi paesi, infatti ognuno aveva a disposizione una serata in cui presentare il proprio paese di origine. Cosi le sere rappresentavano un momento di confronto per stare tutti insieme e conoscerci meglio.

Sempre inerente alla conoscenza di altre culture e altri paesi siamo andati a visitare due paesini vicini durante questi giorni. Durante la visita al secondo paese abbiamo avuto la possibilità di affittare delle barche a remi e fare un tour tra i canali del paese. È stata a giornata molto divertente e allegra e come durante gli altri giorni ci è stato dato molto tempo per discutere e parlare tra di noi, creando legami e nuove amicizie.

Ho apprezzato molto come è stato organizzato questo viaggio, c’era un clima particolarmente amicale e di aiuto/supporto reciproco. Ci è stato dato molto tempo per stringere legami, ma anche per discutere tutti insieme e riflettere su quanto avveniva durante la giornata. Nessuno mi ha fatto mai pesare il fatto di non parlare bene l’inglese, si limitavano solo a parlare più lentamente, in modo che tutti potessero capire, che chi come ma aveva qualche difficoltà con la lingua.

Devo dire che questa esperienza per me è stata davvero molto forte, non immaginavo che sarebbe stata cosi impattante per la mia vita. I dieci giorni sono passati molto velocemente, e le paure iniziali legate al fatto di non conoscere nessuno e non sapere bene l’inglese si sono presto attenuare e hanno lasciato il posto alla voglia di scoprire e conoscere persone nuove.

Sicuramente rifarò un’esperienza del genere e tornata a casa l’ho consigliata a tutti i miei amici. Mi sono accorta che solo stando in mezzo a persone di altri paesi e culture differenti ci si può rendere contro di quanto grande sia il mondo, ma anche di quanto tutti siamo uguali. Nei ragazzi che ho conosciuto ho riscontrato gli stessi sentimenti, le stesse paure e gli stessi desideri che ho io. Un progetto molto ben strutturato che mi ha insegnato molto non solo riguardo la disabilità, tramite esperienze dirette ed emozionanti che difficilmente dimenticheremo.

 

Francesca Olivotto

 


 

Ho potuto effettuare uno scambio culturale con il progetto Erasmus+, finanziato dalla Comunità Europea e rivolto ai giovani; scambio che si è svolto in Olanda, precisamente a Bant, ed è durato dal 5 al 15 aprile 2019.Il quale è stato incentrato sul tema della disabilità ed si è svolto in modo esperienziale. Hanno partecipato anche dei giovani provenienti dalla Romania, dalla Bulgaria, dalla Turchia, dall’Olanda, dal Portogallo, dalla Romania e dalla Slovenia. A rappresentare l’Italia e Belluno vi erano - oltre me, che sono in carrozzina - Marco Ricci, Chiara D’Incau, Francesca Olivotto ed Eliza Kachatrian. Tutti noi siamo stati selezionati dal CSV, ubicato in Via Piave n. 5.

Non solo abbiamo tratto dei preziosi insegnamenti, ma ci si è anche divertiti scoprendo le peculiarità di ogni paese e creando una sorta di fratellanza europea. L’ attività era organizzata dall’olandese Chris Van Maanen della Rock Solid Foundation ed era strutturata in modo tale da affidare un pomeriggio ad ogni delegazione che doveva organizzare un’attività. Una di queste mi ha colpito ed è stata proposta dal team olandese: un pomeriggio questi ci hanno condotto in un campo e ci hanno fatto costruire una linea con tutto quello che avevamo a disposizione, tanto che i più coraggiosi sono rimasti a torso nudo, addirittura c’è stato chi è rimasto in mutande. Abbiamo elaborato così, attraverso questo esercizio molto metaforico, che una persona diversamente abile deve usare ogni sua capacità (proprio ogni capacità) per raggiungere l’integrazione ed il suo scopo di vita ed abbiamo inoltre appreso che ogni individuo con disabilità è una persona prima di essere diverso

Inoltre abbiamo imparato che ognuno, anche le persone con disabilità, hanno delle abilità differenti, tanto che non bisognerebbe parlare di disabilità, quanto di diverse abilità.

Non solo questo però. Sono infatti state organizzate delle serate a tema per mostrarci le bellezze di ogni paese ed assaggiando le pietanze tradizionali di ogni luogo rappresentato e una serata in cui ognuno si è potuto sbizzarrire a mascherarsi e truccarsi a piacimento. Insomma, un’avventura da consigliare e che mi ha dato tanto. Per prima cosa serberò nella memoria i rapporti umani allacciati in Olanda, in secondo luogo – oltre i preziosi insegnamenti- il sapere che in Europa vi sono dei giovani sensibili, che non giudicano solo in base all’apparenza ma che sanno guardare oltre.

 

 

Lorenzo Pradel


Youth exchange “Now it's time for the next step by improving yourself” took place in the Netherlands from the 5th to the 15th of April. The exchange was dedicated to working with people with disabilities. There were 53 participants from 8 different countries: Italy, Portugal, Turkey, Bulgaria, Poland, Romania, Slovenia, and Holland.

Participating in this kind of exchange was one of the most interesting experience I have ever had. When I applied for this project, I liked the idea and the topic of this exchange, but I couldn’t even imagine how the exchange would change my mind and how much new knowledge and skills I would gain.

On the first day of our exchange we all together decided to use the term “people with diffabilities” instead of “people with disabilities”. This term means that each of us has different abilities, our own strengths and weaknesses. For example, in our team we had a participant in a wheelchair, but this fact didn’t make him worse or weaker than us. Yes, in some activities we could be faster him, but in some activities he was better than the others, because he likes to read lots of interesting books and he knows so many beautiful poems that no one knows. This is the main meaning of “diffablities”!

During the 10 days of the exchange we participated in many different activities, workshops, energizers, and intercultural nights. Each national team had to prepare and conduct an interesting workshop that should involve all the participants. We also prepared the intercultural Italian night and helped with cooking a delicious risotto for one of our dinners.

About a third of all participants were people with disabilities. No, with diffabilities. To be honest, before the beginning of the exchange I thought that it would be not so easy to work together with other 52 absolutely different persons. But now I can say that it was not difficult, it was very interesting and funny! We worked and lived together, helping each other and caring about each other. We shared and exchanged our knowledge and experience, discovered new things and gained new skills. And, of course, we had a lot of fun together, and got a lot of beautiful memories. We were literally like one big family that we didn’t want to leave at the end.

In conclusion, I would like to say that this experience was really priceless for me. Once one of our participants said “When I look, for example, at a person in a wheelchair, I don’t notice the wheelchair, I notice only the person”. I really liked these words, and I think this is what each of us should do! Thanks to the exchange we realized how it’s important to provide opportunities for people with different abilities and try to involve them in different activities and events, because they have a lot of things to share and a lot of things to teach others!

 

Eliza Khachatrian

 


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