Ecco le testimonianze del Training Course “It is all about communication and dialogue” finanziato dal programma Erasmus+ e svoltosi a Wisla (Polonia) dal 3 al 12 dicembre 2019.

 

Mi chiamo Zara e sono un’insegnante d’inglese e traduttrice. Lo scorso agosto ho letto che si cercavano tre persone per partecipare ad un Training course in Polonia. Il corso ha subito attirato la mia attenzione: in quanto insegnante, ho sempre sostenuto l’importanza delle metodologie didattiche improntate alla sfera dell’educazione non formale e questa sarebbe stata un’occasione utile per migliorare le mie capacità, incontrare persone provenienti da altre parti d’Europa e condividere idee. Dopo aver inviato il mio curriculum vitae ed aver sostenuto un colloquio, sono stata selezionata insieme ad altri due partecipanti, Sara e Simone. Sin dal primo incontro, l’intesa era ben evidente: sono davvero contenta di aver stretto amicizia con loro e di aver condiviso questo percorso di crescita.

Il Training course si è svolto a Wisla, una piccola cittadina nel sud della Polonia. Essere immersi nella natura ha sicuramente aiutato a rimanere concentrati al meglio e ottenere il massimo dall'esperienza. Gli altri partecipanti provenivano da Cipro, Bulgaria, Grecia, Lettonia, Polonia, Slovenia e Spagna e si sono rivelati delle persone alla mano, con cui fare amicizia facilmente. Il corso è durato una settimana ed è stato davvero arricchente, sia dal punto di vista umano che didattico. Ci sono state insegnate diverse tecniche relative alla comunicazione non violenta, che mi saranno molto utili nel mio lavoro di insegnante. Oltre alla teoria, ogni lezione era incentrata soprattutto sui lavori di gruppo, un modo per applicare quanto appreso durante le spiegazioni. Abbiamo poi potuto mettere in pratica quanto appreso sui banchi tenendo delle lezioni in una scuola superiore di Wisla, divisi in gruppi di quattro persone di diversa nazionalità. Il metodo utilizzato, ma in particolar modo la complicità venutasi a creare fra di noi, ha fatto sì che le lezioni siano risultate coinvolgenti e produttive per tutti. Ricevere un applauso all’uscita dall’aula è qualcosa che colpisce sempre dal punto di vista emotivo. Fa capire che, quanto svolto, è stato davvero recepito ed apprezzato.

Le giornate sono trascorse veloci e, durante le prime quattro serate, si sono svolte anche delle Intercultural evenings: ogni partecipante ha presentato il proprio paese di provenienza e, alla fine di ogni incontro, c’è stato un piccolo rinfresco con le specialità culinarie tipiche di ogni nazione. L’ho trovato un modo per approfondire le nostre conoscenze e comprendere le diversità, per renderci ancora più uniti.

Il Training course si è concluso con la consegna dello Youthpass Europeo e con una cena in un ristorante della zona. Dopo quanto precedentemente detto, non posso che riaffermare l’importanza e l’utilità di questo corso. Ho compreso che è stato solo il primo passo verso altre esperienze di questo tipo perché dobbiamo sempre crescere e migliorarci ogni giorno.

 

Zara

 

Sono Sara, ho 22 anni e sono una studentessa di Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale a Padova. In realtà, quando ho scelto di partecipare a questo progetto, non ero convinta di avere le motivazioni corrette perché ero a conoscenza solo del titolo del progetto (“It’s all about communication”) e non avevo mai sentito parlare della comunicazione non violenta. Dopo aver cercato un po' sul web cosa significasse, ho pensato che potesse essermi utile sia nella vita di tutti i giorni ma anche in ambiti specifici. Infatti, penso che ne trarrò grandi vantaggi nel momento in cui dovrò ad esempio tradurre simultaneamente e quindi dovrò scegliere le parole più idonee, ma anche quando insegnerò a scuola, in quanto ho imparato che comunicare con un linguaggio determinato e adeguato fa la differenza.

Al progetto, oltre a partecipanti italiani, hanno preso parte anche persone da Bulgaria, Cipro, Grecia, Lettonia, Polonia, Slovenia e Spagna. Il nostro scopo era quello di imparare cosa fosse la comunicazione non violenta e come utilizzarla essendo empatici verso gli altri. Un altro obiettivo era quello di lavorare in gruppo e, insieme, di creare un workshop da affrontare poi in una classe della scuola della città. Durante i primi giorni abbiamo svolto più attività teoriche dove abbiamo imparato vari metodi della comunicazione non vuolenta, fra cui quello di Rosenberg che ti permette di capire i tuoi sentimenti e i tuoi bisogni. Ogni esercizio che ci hanno proposto si è sempre svolto in piccoli gruppi e poi si apriva la discussione al gruppo intero: questo mi ha messo molto a mio agio in quanto avrei avuto difficoltà nel parlare immediatamente con il gruppo al completo mentre sono riuscita ad esprimermi meglio con poche persone alla volta. Successivamente siamo passati alla preparazione del workshop. Ci hanno diviso in gruppi “stabili” e ognuno ha scelto il tema da affrontare poi con la classe assegnata. Il tema del mio gruppo riguardava le emozioni: in particolare abbiamo spiegato che ognuno può provare emozioni differenti e bisogna rispettare tutti proprio per questo. La classe con cui abbiamo lavorato era di studenti che avevano tutti 15/16 anni e, nonostante la giovane età, sono stati molto partecipi. Abbiamo iniziato con degli Energizer, dei giochi per rompere il ghiaccio, per poi passare al lavoro vero e proprio. Anche noi abbiamo diviso i nostri “allievi” in sei gruppi e svolto un lavoro sul tema emozioni.
Infine, l’ultimo giorno è stato dedicato alle riflessioni personali.

Molte sono le cose che mi hanno colpito, a cominciare dalla lingua veicolare. Sembra una cosa scontata ma mi è piaciuto tantissimo che grazie all’inglese ci potessimo tutti capire, non mi era mai successo di stare con persone di nazionalità diverse per più di dieci minuti, quindi vivere con loro, conoscerle e poter comunicare in inglese mi ha colpito enormemente. Anche lavorare in gruppo mi è piaciuto molto. Il primo giorno, quando hanno iniziato a dividerci in gruppi, non ero molto convinta… in Italia non si lavora quasi mai in questo modo quindi ero alquanto insicura, ma con il passare dei giorni mi sono aperta e ho apprezzato questo metodo di lavoro dove tutti sono importanti. Il culmine del mio interesse però è stato il workshop: ero molto emozionata dal fatto di “insegnare” in una scuola proprio perché vorrei diventare un’insegnante. Preparare il workshop è stato meraviglioso, ero in sintonia con i miei compagni di gruppo e sapevamo di aver creato qualcosa di utile. Quello che mi preoccupava era entrare nella scuola e discuterlo… al contrario di ciò che pensavo ho mantenuto la calma e ho avuto la conferma che è quello che voglio fare nella vita. So di aver lanciato un messaggio, che può essere approfondito, e ho visto che loro lo hanno colto.

Mi porto quindi a casa un’esperienza favolosa che mi ha permesso di conoscere persone fantastiche, di comunicare con loro e di poter imparare qualcosa di cui sapevo ben poco. Quest'esperienza può cambiarti in senso positivo in quanto ti porta ad essere più aperto, a credere in ciò che fai.

 

Sara

 

Mi chiamo Simone, ho 25 anni e abito a Belluno; attualmente presto servizio come volontario del servizio civile presso la biblioteca civica di Santa Giustina e sono studente di lingue e letterature straniere in inglese e tedesco presso l’Università degli studi di Trento.

Sono venuto a conoscenza della possibilità di essere selezionato per partecipare al corso tramite il sito del Centro Servizi per il Volontariato di Belluno. Il progetto era incentrato sul corretto utilizzo di metodi di comunicazione efficace e di mediazione dei conflitti, la struttura del corso prevedeva una serie di lavori di gruppi e di sessioni nelle quali venivano presentate nozioni per una corretta comunicazione basate sul concetto di “Linguaggio Giraffa” dello psicologo statunitense Marshall Rosenberg.

Ho deciso di partecipare all’iniziativa perché sono convinto che la comunicazione, e nello specifico il dialogo, sia elemento fondamentale per una sana crescita personale e, di conseguenza, sociale.

Il training è durato dieci giorni con delegazioni provenienti da diversi stati europei tra cui Slovenia, Lettonia, Grecia, Cipro, Bulgaria, Spagna e Polonia, per un totale di ventiquattro partecipanti; in questo periodo abbiamo avuto l’occasione di lavorare in gruppo e discutere sui principali temi affrontati; l’organizzazione prevedeva tutte le giornate impegnate per i lavori di gruppo, con poco tempo libero a disposizione, le attività serali erano su base volontaria ma sostanzialmente erano sempre partecipate, soprattutto le serate interculturali durante le quali due delegazioni a volta presentavano il loro paese; tra le attività degne di nota ci sono senza dubbio dei giochi o iniziative dedicate al teambuilding e soprattutto il progetto finale del corso che prevedeva la costruzione di un sondaggio da somministrare agli abitanti locali che sarebbe poi stata la base per un workshop nella scuola superiore locale creato da gruppi di lavoro di noi partecipanti. L’idea del gruppo del quale facevo parte era di portare un'attività che avrebbe aiutato lo sviluppo di una comunicazione empatica e una sua conseguente e appropriata gestione. Il workshop è stato accolto molto bene dai docenti e anche dagli studenti.

Questa è solo una piccola parte di quello che ho vissuto, per me è stata una esperienza formativa notevole; gli argomenti trattati non sono dei più semplici da affrontare, anche alla luce di un metodo di istruzione non formale a cui non sono abituato. Essendo una persona non troppo propensa a lavorare in gruppo ho scoperto che in questa situazione sono riuscito a integrarmi bene con i ragazzi e le ragazze delle altre delegazioni. Non me lo sarei aspettato. Consiglio a tutti un'esperienza come questa, qualsiasi sia la motivazione sono sicuro che vi rimarrà qualcosa, come è successo a me.

 

Simone


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