01-08-2020 - Il giovane Filippo Schieratti si trova attualmente ad Ankara (Turchia) per il progetto di volontariato "Let's make it with sport 2", finanziato dal programma European Solidarity Corps, ospite dell'associazione Genç Girişim eğitim gençlik ve spor kulübü. Ecco la sua testimonianza:

 

"Eh già, sono in Turchia. Starò ad Ankara per due mesi, per un progetto di volontariato europeo tramite gli European Solidarity Corps. Ma come sono arrivato qui?

 

C'è una data in particolare che ha iniziato a spingermi verso questa esperienza: il 27 marzo 2020. 

È il giorno in cui ho saputo di essermi ufficialmente laureato, ma è anche il giorno in cui, mentre tutta l’Europa e la maggior parte del mondo iniziavano l'esperienza del “lockdown”, l’Italia ha riportato il suo maggior numero di decessi a causa della pandemia.

 

Erano i giorni in cui l’Italia si ritrovava nei telegiornali di tutto il mondo, quando le immagini dei medici e degli infermieri stremati si univano a quelle dei camion militari pieni di bare; erano i giorni in cui i canti e gli applausi dai balconi cominciavano lentamente a diminuire, fino a scomparire senza che neanche ce ne rendessimo conto.

L’energia derivante dalla consapevolezza di stare vivendo un pezzo importante della storia mondiale e di non voler arrendersi alla situazione senza opporre resistenza si era affievolita per lasciare spazio alla consapevolezza più amara della gravità della situazione sociale ed economica ed alla preoccupazione per il futuro.

 

Come molti altri, avevo dei grossi piani per il mio futuro post-laurea e la pandemia ha messo molti ostacoli di fronte ai miei progetti. Che cosa potevo fare? Cosa potevo fare per non sentirmi impotente di fronte a quelle immagini così forti? Cosa potevo fare per liberare quell’energia che ogni neo-laureato ha dopo la fine degli studi?

 

Ricordo che ad una conferenza universitaria a cui avevo assistito un filosofo si chiedeva che cosa significasse essere un europeo oggi. L’Europa ha un lungo passato, e un presente estremamente complesso. Ciò che questo filosofo sosteneva era che l’unica finalità possibile dell’europeo è di essere testimonianza vivente di una storia che non può succedere di nuovo. Ricordo di aver ripensato a quelle immagini e a questa conferenza contemporaneamente, e lì ho sentito il bisogno e la necessità di aiutare.

 

Mi sono iscritto agli European Solidarity Corps, e ho mandato delle richieste verso le opportunità di volontariato che più coincidevano con i miei valori. Ho contattato in particolare “Young Initiative Education Genç Girisim”, una Ong turca che, attraverso attività sportive, cerca di dare la possibilità, a bambini e giovani ragazzi che non sono mai stati all’estero, di conoscere volontari europei e scoprire così nuove strade possibili per il loro futuro.

 

Quando la situazione sanitaria è andata migliorando e l’Europa ha riaperto alcuni dei suoi confini, ho completato la domanda, sono stato selezionato dall’associazione e tra un volo cancellato all’ultimo minuto e un altro spostato da Venezia a Milano, sono riuscito a partire.

 

Come nel resto del mondo, anche la Turchia vive un periodo di grande incertezza e,nonostante abbia gestito bene l'emergenza e sia ora in una fase simile ai paesi dell'Europa, alcune attività sportive con i bambini non hanno ancora ricevuto il permesso di partire. L’Ong con cui mi trovo qui è stata però estremamente reattiva e ci ha inserito comunque in altre attività sportive. Il nostro coach di tennis parla molto poco l’inglese (come la maggior parte dei turchi), ma siamo riusciti a capire che non ha mai lasciato la Turchia e a condividere con lui curiosità sull'Italia e sull’Europa. 

 

Molti volontari di questa Ong sono giovani studenti e ho cominciato a insegnare loro le basi dell'italiano, dato il loro forte interesse nella lingua. Da parte loro alcuni membri hanno cominciato a darci un’idea di come funziona la lingua turca. Non avendo legami con nessun’altra lingua indo-europea è diversa da ciò che siamo abituati, dall’italiano, l’inglese o il tedesco, ma proprio per questo molto interessante. Inoltre l’Ong ci ha anche offerto l’opportunità di fare qualcosa nel campo amministrativo e conoscere come funziona questa realtà “dietro le quinte” è estremamente educativo.

 

Finora quest’esperienza si sta rivelando un’ottima opportunità per aiutare altre persone a conoscere nuove realtà e allo stesso tempo ciò si riflette su di me e mi aiuta nello stesso obiettivo. Decidere di partire in questo periodo non è stata una decisione facile, ma come ho potuto vedere e concordare con molti altri amici, la quantità di cose che si può fare online e in modalità virtuale è sì potenzialmente infinita, ma il lockdown ha insegnato a molti che gli incontri ed esperienze fisiche spesso superano in qualità qualsiasi ambiente virtuale".

 

Filippo

 


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