Sono in totale più di 1200 le ore di alternanza scuola lavoro maturate nel corso dell’anno scolastico 2017-2018 da alcuni studenti del liceo Dal Piaz di Feltre nell’ambito di progetti di scambio giovanile finanziati dal programma Erasmus+ e promossi dal Comitato D’Intesa-Csv di Belluno.

 

Un monte ore importrante, reso possibile dalla preziosa sinergia con l’istituto superiore che fin dal principio ha riconosciuto nelle esperienze Erasmus+ un veicolo privilegiato per lo sviluppo e l’acquisizione di competenze trasversali e di soft skills spendibili in un futuro mercato del lavoro. Milleduecento ore che si sono declinate in tre diversi momenti di apprendimento: uno più formale in aula, dove i ragazzi hanno potuto discutere e analizzare il ruolo del volontariato nella società contemporanea e soprattutto il contributo che possono dare nella costruzione di una società più inclusiva; una seconda parte più esperienziale, che si è svolta all’estero nell’ambito di tre diversi scambi giovanili in Repubblica Ceca, Germania e Norvegia, dove i ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi con giovani provenienti da tutta Europa su tematiche quali inclusione e coesione sociale, cittadinanza attiva e promozione di stili di vita più consapevoli. Al loro rientro è seguita nuovamente una sessione in aula di rielaborazione dell’esperienza e di validazione delle competenze acquisite. Nel corso dell’intero iter progettuale i ragazzi sono stati costantemente supportati dallo staff dell’Area Europa del Csv-Comitato e dalle quattro volontarie che stanno attualmente prestando attività di Servizio volontario europeo (SVE) nell’ente bellunese.

 

«L’obiettivo di questa progettualità è proporre un “viaggio” nelle possibilità di volontariato giovanile offerte a livello europeo, offrendo ai nostri giovani una prospettiva di cittadinanza attiva più ampia, al di là dei confini geografici e culturali», spiega il direttore Nevio Meneguz, «questi incontri di sensibilizzazione nelle scuole costituiscono per la maggior parte degli studenti una delle poche occasioni per confrontarsi sui temi del volontariato e della solidarietà durante il loro percorso di studi. Collaborare con il Liceo Dal Piaz per la sperimentazione di specifiche iniziative in grado di accompagnare gli studenti in percorsi di riflessione su questi temi, a cui far seguire esperienze di mobilità all’estero, è per noi una delle azioni strategiche più importanti di promozione del volontariato».

 

Per la professoressa Patrizia Mauro, tutor per l’alternanza scuola-lavoro al liceo, «le riforme scolastiche che in questi anni si sono susseguite hanno posto una crescente attenzione al tema della cittadinanza attiva e alla necessità di formare cittadini consapevoli, autonomi, in grado di impegnarsi personalmente all’interno della propria società. Siamo quindi consapevoli che la mobilità giovanile possa dare un importante contributo alla formazione e alla crescita delle nuove generazioni. Va sottolineato che le competenze acquisite in progetti come questi sono riconosciute dai docenti ed entrano a pieno titolo sia nella valutazione disciplinare, sia nel voto di condotta».

 

L'Area Europa

«L’investimento che stiamo facendo come Comitato-Csv è tutto sui giovani», sottolinea Laura De Riz per l'area Europa ,«non lo stiamo facendo da soli ma supportati dai due programmi europei (Erasmus+ e Europe for Citizens) che corrono proprio in questa direzione, come noi. Si tratta di programmi di mobilità molto ampi che crescono nei numeri, nelle opportunità e aprono la strada all’apprendimento di competenze trasversali, utili per una crescita professionale e personale. Ci sono giovani che grazie alle nostre mobilità oltre che arricchirsi dal punto di vista umano e culturale, hanno imparato una o più lingue, hanno acquisito competenze, ad esempio nel campo del digitale, e ora hanno amici sparsi in tutta Europa. Sono cresciuti, si sono formati, hanno sviluppato la loro creatività, le proprie potenzialità e hanno scoperto nuovi talenti che non pensavano di avere».

 

«Il livello qualitativo delle esperienze che i nostri giovani hanno avuto l’opportunità di sperimentare al termine di questa progettualità sono incoraggianti», aggiunge il tutor Stefano Dal Farra, «la totalità dei nostri giovani riscontra di aver acquisito una significativa crescita personale e culturale e sente di aver messo un punto importante nel percorso di internazionalizzazione del proprio profilo formativo e professionale. Oltre a migliorare le proprie competenze linguistiche, l’esperienza di mobilità all’estero ha consentito loro di apprendere metodologie non presenti in Italia, di approfondire la conoscenza di altre culture e di acquisire le cosiddette competenze trasversali e soft skills sempre più richieste dai datori di lavoro».

 

Le voci delle giovani liceali

Per Beatrice Vispi, studentessa del Liceo Dal Piaz (indirizzo classico), l«’esperienza in Repubblica Ceca è stata la settimana più intensa e stimolante di sempre, che difficilmente vivrò di nuovo nella vita. Ho conosciuto tantissimi ragazzi, più o meno giovani, tutti con delle esperienze da condividere. Sono maturata molto, nonostante una settimana sia poca». Anche per Camilla Secco (scientifico) «lo scambio a Wolmirstedt (Germania) è stato una delle esperienze più costruttive e importanti della mia vita: convivere con ragazzi di tanti Paesi mi ha permesso di condividere la mia cultura e conoscere le loro, fancedomi crescere profondamente dal punto di vista umano. Posso considerarmi una persona nuova? Di sicuro sono cambiata. Discutere con ragazzi da tutta Europa di uguaglianza, diritti umani, futuro e Unione Europea mi ha permesso di osservare la nostra realtà da una nuova prospettiva, più fiduciosa». Per Sara Khosrowjerdi (linguistico) «la mobilità in Norvegia mi ha permesso di migliorare le mie competenze linguistiche, perché sono stata spinta ad andare oltre i miei limiti linguistici, ma anche umane, perché ora mi sento più indipendente, più autonoma e consapevole del mondo che c’è intorno a me. Passando del tempo insieme a tante persone diverse ho potuto scoprire che, nonostante ci separi qualche differenza, ci unisce molto di più di quello che ci aspettiamo. Mi sono sentita parte di una grande “famiglia”».


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