Dopo 42 anni nel Comitato d'Intesa e 21 nel Csv di Belluno, Giorgio Zampieri ha deciso di lasciare spazio ad altre persone.

Di seguito l'intervista con alcune considerazioni rispetto a come si è evoluto il mondo del volontariato bellunese in questi 40 lunghi anni.

 

Come è cambiato il volontariato in questi anni?

È stata possibile una sua maturazione, cresciuto in termini di qualità e di responsabilità prima non sempre riconosciute. Il volontariato veniva chiamato dalle istituzioni soprattutto a fare, ma non a collaborare con pari dignità nelle fasi della programmazione-progettazione. La realtà del volontariato bellunese è sempre stata in evoluzione e verso una consapevole assunzione di un ruolo di promozione e tutela dei diritti. Siamo passati da una prima adesione al Comitato d'Intesa di 9 associazioni nel 1977 alle 46 nel 1997, fino alle attuali 184. Da una rilevazione Istat, in Provincia ci sono circa 1700 associazioni, di cui oltre 600 nel campo socio-sanitario, con oltre 30 mila volontari.


Come si è evoluto il Comitato d'Intesa? E il Csv?

È innegabile che sia aumentato il ruolo politico del Comitato d'Intesa quale interlocutore privilegiato con le istituzioni non solo locali a nome della solidarietà organizzata provinciale. Rapporto divenuto possibile grazie all'ottenimento di un consenso dell'opinione pubblica, e la serietà nei comportamenti e l'onestà delle proposte delle iniziative ne hanno certamente creato le condizioni. L'avvento del Csv, primo in Italia ad operare, ha reso possibile un crescita culturale attraverso la formazione e la consulenza. Un'attenzione molto intensa con i giovani e la scuola con progetti specifici, con le possibilità offerta dall'Europa con Erasmus+, il Servizio civile regionale e nazionale. E ancora con il servizio Stacco per il trasporto di persone con difficoltà di deambulazione, e il Servizio degli Amministratori di Sostegno, Casa Tua.


Quali le più grandi battaglie? E le più belle vittorie?

Inizialmente l'impegno per ottenere l'estensione dei diritti per una qualità della vita migliore possibile, anche per chi ancora non ne beneficiava (anziani, disabili, minori, ammalati). Aver condotto iniziative, proposte, dibattiti, promuovendo i primi servizi di risposta per poi affidarli alle Istituzioni perché li rendessero adeguati e strutturalmente compatibili. Poi si sono inseriti i laboratori per l'autonomia e l'accessibilità, con il risultato di aver dato risposte a tante persone. Siamo riusciti a coinvolgere le istituzioni ad una conoscenza e condivisione, ottenendo spesso i risultati auspicati (con ULSS, Provincia, Comuni e Miur).


Difficoltà particolari affrontate in questi lunghi anni di mandato?

Operiamo in un territorio interamente montano che ha esigenze complesse e diverse dalla pianura e non sempre riconosciute. Ciò ha comportato il diradarsi dei servizi essenziali che il volontariato fatica a sopperire. Questo ha comportato anche difficoltà nella gestione del volontariato associato per le esigenze particolari della burocrazia, per le caratteristiche che la sicurezza in senso lato comporta nella gestione delle attività.


Come definirebbe la comunità bellunese dal punto di vista solidale?

Sostanziale! La morfologia del nostro territorio ha fatto nascere l'esigenza di risposte da parte dei residenti con un impegno personale. Grande il senso di solidarietà e generosità della popolazione. È stata sempre una certezza di sicura vicinanza alle tante forme di condivisioni degli obiettivi e delle necessità proposte. Anche per progetti onerosi, non solo economicamente. Emerge, però, la percezione che i cittadini e le istituzioni non riconoscono sempre la funzione e l’importanza socio-economica, delle attività del volontariato, vuoi per la non conoscenza dei bisogni, indifferenza o per una comunicazione non sempre efficace?


Quali sono le prospettive per il futuro? Cosa augura al prossimo direttivo?

Se abbiamo vinto la sfida negli anni conquistando la fiducia e delle associazioni e delle istituzioni, inizierà ora un nuovo percorso di dialogo con le amministrazioni locali che hanno bisogno del volontariato per capire le reciproche esigenze. La presenza sul territorio, con la riorganizzazione dei Csv, resta per noi una esigenza indispensabile perché le associazioni sentono la necessità di un riferimento tecnico e professionale, propulsivo e innovatore, che la vicinanze rende possibile, umano e di amicizia. Prossimità, coinvolgimento e supporto.



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