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Buone pratiche sulla donazione del sangue in viaggio dal Bellunese all’estremo Oriente. È ripartita a metà dicembre la quarta tappa del progetto internazionale “Donare è Amare”, che unisce in un unico filo conduttore due realtà locali e svariate associazioni internazionali, con l’obiettivo di diffondere in modo capillare il principio della donazione del sangue.

 

Sono partiti alla volta dell’India Andrea Raveane, presidente della sezione dei donatori di sangue AFDVS di Anzù Celarda Villapaiera e Sanzan, Paolo Capraro del Comitato d’Intesa e Csv di Belluno e il regista feltrino Marco Recalchi, promotori di un progetto internazionale per sensibilizzare le popolazioni locali alla donazione gratuita di sangue.


Il contesto è sempre quello del progetto “Donare è amare”. In India i tre volontari bellunesi sono stati nella regione del Kerala, a Kochi (Cochin), dove hanno incontrato le suore della “Society of Nirmala Dasi Sisters”, una piccola comunità di religiose che accolgono madri non sposate con i lori bambini. La loro missione ha come obiettivo aiutare i bisognosi emarginanti, senza alcuna discriminazione di lingua e di religione, attraverso incontri con le famiglie, catechismo didattico e corsi di sensibilizzazione per donne e bambini, il tutto sostenuto da donazioni di persone o associazioni. Le suore appartengono allo stesso ordine di quelle conosciute in Africa nel 2016, presenti all’ospedale di Wamba in Kenya dove è vescovo padre Virgilio Pante.

 

INDIA

bambino indiaNonostante l’India sia una potenza mondiale in forte sviluppo, almeno 300 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà con meno di 2 dollari al giorno. Il sistema sanitario pubblico è piuttosto carente, manca il medico di famiglia e se stai male devi rivolgerti all’ospedale a pagamento: il tasso di morbilità e mortalità è molto elevato.


Anche le terapie (salvo quelle per malattie epidemiche o contagiose come lebbra, colera, malaria, tifo, Tbc e Aids) sono accessibili solo a coloro che riescono a sostenere le spese mediche. Analfabetismo, malnutrizione, abitazioni fatiscenti senza luce né acqua, carenze igienico-ambientali e il clima monsonico caldo-umido con forti piogge rendono le categorie più deboli esposte e indifese a malattie ormai da noi debellate o facilmente curabili e qui ancora mortali.

 

L’India è ancora il primo Paese al mondo per nuove infezioni di lebbra. Per esse il governo lascia il lavoro di riabilitazione dei pazienti a carico delle associazioni di volontariato. Una di queste è “Pope Jhon’s Garden” che opera a Chennai. Fondata nel 1965 da padre Orfeo Mantovani, è un dispensario per i lebbrosi gestito dall’ordine salesiano di Don Bosco. Offre cure ed istruzione a persone affette da HIV/AIDS, che vivono sotto la soglia della povertà e che spesso sono respinti dalle scuole pubbliche per paura del contagio. Padre Edwin e padre Dominique gestiscono questo centro in collaborazione con le suore di San Carlo Borromeo che offrono il loro servizio alla missione oramai da 40 anni. All'intero del centro missionario vi sono varie case che i pazienti stessi possono utilizzare per vivere con le loro famiglie e ricevere le necessarie attenzioni sanitarie.

 

La struttura infatti è dotata di un medico a disposizione delle varie necessità dei pazienti e del centro stesso. Tra i servizi offerti vi è la “Casa di cura” che assicura un ambiente famigliare supportando i bambini con una buona qualità della vita e cure appropriate.


Donare è amare IndiaUn altro importante servizio offerto dal Centro è la cura di base a domicilio. In collaborazione con il Christian Medical College di Vellore, viene offerta ad alcuni determinati pazienti HIV/AIDS una cura di base a domicilio. Lo staff della cura di base a domicilio, fornisce mensilmente cibo nutriente ed effettua un monitoraggio educativo per verificare i progressi nell’integrazione sociale. Il Centro Risorse AID (ARC), il terzo servizio offerto dal Centro Pope Jhon’s Garden, provvede a fornire supporto psicosociale e lavorativo per accompagnare i pazienti verso una vita sana e produttiva, aiutandoli a divenire economicamente indipendenti.A tutto questo vengono aggiunti i vari corsi di formazione professionale: i giovani dopo la fine del loro percorso scolastico, vengono indirizzati verso corsi professionali per essere formati su vari impieghi adatti al loro stato di salute, come sartoria, servizi per la telefonia, inserimento dati. Sia in Kerala che a Kochin sono stato colpito dall’allegria, dal sorriso e dall’accoglienza di questi splendidi popoli e, in particolare, dalla dignità di queste persone malate di lebbra, che con grande forza e costanza vivono una vita serena; e da tutti quei bambini ragazzi affetti da AIDS/HIV che quotidianamente si impegnano nello studio per crearsi un futuro migliore.

 

Questa esperienza mi ha permesso di apprezzare il grande valore della vita. È proprio vero che la ricchezza e bellezza delle persone non dipende assolutamente dal loro tenore di vita, sembra anzi inversamente proporzionale. Dal viaggio in India verrà realizzato un documentario a cura del regista Marco Recalchi che servirà a raccogliere fondi per il Centro “Pope Jhon’s Garden” a Chennai.

 

THAILANDIA

L’ultima tappa del viaggio è stata la Tailandia, dove Raveane, Capraro e Recalchi hanno fatto visita al don Bruno Soppelsa, missionario bellunese a “fidei dono”. La meta è stata Lamphun, vicino a Chiang Mai, dove risiedono anche un altro sacerdote che opera quotidianamente con amore verso i più poveri, don Attilio De Battisti.


Donare è Amare ThailandiaLamphun è la più piccola delle otto provincie che compongono la diocesi di Chiangmai, conta poco più di quattrocentomila abitanti ed ha una estensione di 4.500 chilometri quadrati. Gli interventi dei missionari sul territorio sono possibili grazie al supporto di catechisti e animatori dei villaggi che conoscono la lingua, le tradizioni, i tabù e le regole sociali di ogni gruppo etnico. Un particolare sforzo è rivolto a promuovere l’istruzione di bambini e ragazzi al fine di favorire l’alimentazione, la salute, l’igiene e la conservazione di costumi e tradizioni, soprattutto nei villaggi situati tra i monti. Inoltre a Chae Mom (missione “Maria Regina della Pace”) è stato aperto un centro Educativo per ragazzi e ragazze cristiani, provenienti dai villaggi più lontani, che frequentano la scuola statale della città e ritornano a casa per le vacanze.

 

Nel territorio della missione sono presenti numerosi gruppi etnici e culturali diversi, ciascuno con una sua lingua e con tradizioni religiose proprie. In realtà sono gruppi di profughi fuggiti dai paesi confinanti (Cina, Birmania, Laos e Cambogia) a causa di guerre o di gravi situazioni politiche che si sono insediati nella zona montuosa del nord della Thailandia. Privi di documenti di identità non possono godere dei diritti civili, sanitari e di movimento e pertanto sono collocati ai margini geografici e sociali del paese. L’attività di evangelizzazione e promozione umana condotta dai missionari a Chiang Mai comporta quotidianamente la visita ai loro villaggi sparsi sul territorio. Nei villaggi in cui operano ci sono le etnie “lannathai o thai” del nord, braccianti agricoli o piccoli proprietari di risaie, il cui lavoro è quasi unicamente la coltivazione manuale del riso.

 

Sel'obiettivo obiettivo era ed è la promozione della donazione del sangue gratuita tra le popolazioni visitate, per ora i tre hanno cercato di far crescere nelle persone incontrate il valore della solidarietà, che oggi sembra sfumare, insieme alla gratuità, alla volontarietà e all’anonimato: valori che governano da sempre il nostro agire da donatori del sangue. Con questi ultimi viaggi effettuati si è capito capito che non sono valori così immediati, ma non per questo si scoraggeranno.



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