ASSOCIAZIONI: ISTRUZIONI PER L'USO

 

CHE COS'È UN'ASSOCIAZIONE

Il termine "associazione" è utilizzato in senso molto ampio per definire una collettività che si organizza per gestire un bene comune, sulla base di un atto contrattuale autonomo. A tal proposito il Galgano dice che si è "in presenza di un fenomeno associativo là dove la collettività organizzata prende vita da un atto di autonomia contrattuale".


In materia di associazioni il Codice civile detta solo poche norme (con gli articoli da 14 a 42 disciplina associazioni, riconosciute e non, fondazioni e comitati) in quanto il loro ordinamento interno e la loro amministrazione sono demandati ai patti tra soci. Le associazioni di volontariato possono avere personalità giuridica (essere, quindi, riconosciute) oppure esserne prive (associazioni non riconosciute).


Per ottenere la personalità giuridica le associazioni devono farne richiesta e ricevere il riconoscimento, dallo Stato (tramite la Prefettura) o dalla Regione a seconda dell'ampiezza del territorio su cui operano. La maggioranza delle associazioni oggi esistenti è costituita in forma di Associazione non riconosciuta (l'ultimo Censimento Istat del 2011 sul non profit evidenzia come fatto 100 il numero delle associazioni censite, solo il 25% di esse abbia chiesto e ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica).


È bene precisare che il riconoscimento della personalità giuridica presso gli appositi registri delle persone giuridiche è un procedimento assolutamente indipendente e diverso dall'iscrizione nei registri del volontariato e della promozione sociale nonché nell'anagrafe unica delle Onlus, che viene condotto da uffici diversi, con presupposti e finalità diverse.

 

ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE: QUALI CONSEGUENZE?

Le associazioni riconosciute sono dotate di autonomia patrimoniale: il patrimonio dell'associazione, cioè, è distinto dal patrimonio dei singoli associati o degli amministratori. Ciò comporta che i beni dell'associazione sono di essa e non degli associati, per cui il creditore dell'associazione non può rivalersi sui patrimoni degli associati e il creditore del socio non può rivalersi sul patrimonio sociale. Gli amministratori rispondono esclusivamente delle obbligazioni assunte per conto dell'associazione.

 

Le associazioni non riconosciute, al contrario, non hanno una autonomia patrimoniale perfetta: un eventuale creditore dell'associazione, deve in primo luogo soddisfare le proprie pretese sul fondo sociale, ma in caso questo non soddisfacesse l'obbligazione, risponderanno solidalmente tutti coloro che hanno agito per conto dell'associazione ex art. 38 c.c.


Un discorso a parte va fatto le associazioni di promozione sociale, per le quali la legge 383/2000, all'articolo 6, comma 2, prevede che: "Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione di promozione sociale i terzi creditori devono far valere i loro diritti sul patrimonio dell'associazione medesima e, solo in via sussidiaria, possono rivalersi nei confronti delle persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione".

 

COME SI CREA UN'ASSOCIAZIONE?

Per costituire un'associazione riconosciuta è necessario rivolgersi a un notaio e seguire quanto previsto dal DPR 361/2000 e dalla normativa regionale in materia. Chi intenda costituire una associazione non riconosciuta può redigere il contratto associativo senza necessariamente ricorrere a un notaio. E le formalità da espletare sono decisamente inferiori.

 

Anche se la legge consente di costituire un'Associazione non riconosciuta mediante un semplice accordo verbale, per intuibili motivi di funzionamento, l'Associazione non riconosciuta si costituisce, di regola (e con il D.Lgs. 460/97, art. 1, la regola è anche norma), a mezzo di una scrittura privata e registrata, i cui documenti principali sono:

  1. Atto costitutivo: il documento che contiene le norme di avvio e di riferimento dell'associazione;
  2. Statuto: il documento che regola il funzionamento dell'associazione.

SENZA SCOPO DI LUCRO

Le associazioni senza scopo di lucro sono contraddistinte dalle seguenti caratteristiche:

  • Svolgimento di attività non commerciali in via prevalente;
  • Assenza di fini di lucro e non ripartizione di proventi a soci e terzi;
  • Attività prestate da soci in forma libera e volontaria;
  • Rispetto di principi di democraticità e uguaglianza;
  • Obbligo di redazione di rendiconti economico finanziari.

Dall'analisi di questi dati si comprende che gli enti non commerciali si costituiscono per perseguire scopi ideali di natura non economica. In antitesi con le società, dove il socio ha il diritto di percepire gli utili dell'attività, tale diritto non è contemplato per gli enti non commerciali.
Le attività di natura economica svolte dalle associazioni devono pertanto essere esercitate per il mero raggiungimento degli obiettivi statutari.

 

LE NORME SPECIALI

Nel corso degli anni la produzione normativa in materia di volontariato si è notevolmente evoluta e stratificata.

 

La L. n. 266/1991

La L. n. 266/1991 disciplina le c.d. organizzazioni di volontariato, le quali possono assumere la forma giuridica ritenuta più idonea al perseguimento dei loro fini, escludendo la struttura societaria. Assumono quindi per lo più la forma giuridica dell'associazione (anche non riconosciuta) o della fondazione.


L'art. 6 della legge 266/91 prevede un sistema di registrazione su base regionale (o provinciale) di tali organizzazioni e l'iscrizione è condizione per godere di taluni benefici, come accedere a contributi pubblici, stipulare convenzioni con enti pubblici o anche godere di agevolazioni fiscali.

 

Il D.Lgs. n. 460/1997 su Enti non commerciali e Onlus

Il D.Lgs. n. 460/1997 ha introdotto una distinzione tra Enti non commerciali (senza scopo di lucro) e Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (acronimo ONLUS). Queste ultime possono essere costituite in forma di associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative o altri enti a carattere privato, con o senza personalità giuridica. In particolare, il legislatore ha voluto riconoscere importanti agevolazioni di carattere tributario a organismi non profit (che pur possono avere le diverse forme giuridiche indicate e che in ogni caso devono essere iscritti nell'Anagrafe unica delle ONLUS tenuto presso il Ministero dell'Economia e della Finanza) che svolgono la loro attività negli specifici settori indicati dall'art. 10 del D.Lgs. 460/97 (assistenza sociale, sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione, sport dilettantistico, valorizzazione dell'arte e dell'ambiente, ricerca scientifica).

 

L. n. 383/2000 sull'associazionismo di promozione sociale

La L. n. 383/2000 disciplina le associazioni di promozione sociale. Si tratta di enti specificamente costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi senza finalità di lucro. Possono assumere la veste dell'associazione, riconosciuta o non, e, come le organizzazioni di volontariato e le ONLUS, devono iscriversi in appositi registri per poter godere dei benefici loro riconosciuti. Non possono perseguire finalità di natura economica.

 

ALTRE ASSOCIAZIONI E ORGANISMI DEL TERZO SETTORE

In via residuale si ricorda che esistono poi molte altre tipologie associative e di impresa sociale che arricchiscono il panorama del Terzo settore (o settore non profit) che a loro volta hanno propri riferimenti normativi nazionali e regionali, nonché registri nei quali sono iscritte: associazioni sportive dilettantistiche (L. 289/2002), pro loco (L. 135/2001), cooperative sociali (L. n. 381/1991, imprese sociali (D.Lgs. n. 155/2006), parrocchie ed enti ecclesiastici della Chiesa cattolica, nonché dagli enti della altre confessioni religiose, con le quali lo Stato ha stipulato un'Intesa (L. 206/2003), solo per citarne alcune.


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