Francesca e Vanessa hanno preso parte a un Training Course, incentrato sul ruolo dello Youth worker, dal 21 al 29 settembre 2019, in Bulgaria, promosso dal Comitato d'Intesa. Entrambe ne hanno tratto esperienze significative anche da un punto di vista lavorativo. Scoprite come.

 

Ciao, mi chiamo Francesca Nella Paniz, vivo in provincia di Belluno ed ho 36 anni. Sono una mediatrice linguistico-culturale ed un’operatrice dell’integrazione. In questo momento lavoro per il Progetto Sprar/Siproimi del Comune di Belluno, che ha il compito di supportare rifugiati politici e persone a cui è stato riconosciuto il diritto di protezione internazionale. Essenzialmente questo progetto promuove l’integrazione sul territorio delle persone straniere tramite l’inserimento lavorativo, la riqualifica professionale, l’inserimento sociale in senso ampio ed il supporto psicologico, sanitario e legale.

Lavoro con persone giovani e con esperienze di vita forti, quindi sento l’esigenza continua di formarmi, aggiornarmi, crescere in quello che è anche il mondo dell’educazione con tutte le sue sfaccettature. Decido allora di partecipare, per la prima volta, alle selezioni di un progetto Erasmus+ promosso dal Comitato d’Intesa di Belluno: avrei potuto partecipare ad un Training Course incentrato sul ruolo dello Youth worker. Il tutto sarebbe durato una settimana, dal 21 al 29 settembre, in Bulgaria, ed avrei avuto la possibilità di stare a contatto con una trentina di persone provenienti da Portogallo, Spagna, Slovacchia, Croazia, Romania, Bulgaria, Grecia, Turchia, Italia e scambiare con loro conoscenze oltre che buone pratiche.

Dopo esser stata scelta, mi sono preparata alla partenza, grazie anche al supporto di Ariela del Comitato e, dopo un mese circa dalle selezioni, mi sono ritrovata a Ruse. In questa bellissima cittadina sul Danubio, appena oltre il confine con la Romania, si trovano anche le sedi dell’associazione “Inspiration” e dello Youth Center comunale che ospitano il corso di formazione. Ho avuto la fortuna di esser stata selezionata con Vanessa, che non avevo mai incontrato prima ma che si è davvero rivelata la migliore “compagna di viaggio” che potessi incontrare.

A inizio corso, le presentazioni avvengono in gruppo ed è anche grazie al relatore Sveto, una persona fantastica, dotata di una spiccata sensibilità e di ottime doti comunicative, che il ghiaccio si scioglie subito. Si instaurano subito le prime amicizie, le prime simpatie e iniziano subito i primi lavori di gruppo. Con Vanessa troviamo un modo simpatico e informale per presentare la nostra associazione, cercando di spiegare la poliedricità del Comitato. Anche in questo caso tutto si evolve in modo naturale ed anche per me, che ho un po’ di imbarazzo nel parlare in pubblico, tutto risulta semplice e fluente! Già dopo la prima giornata di corso, il gruppo è bello affiatato!

Le giornate scorrono veloci, durante tutto il corso ho la fortuna di condividere buone pratiche ed esperienze con ognuno dei partecipanti. Le diverse attività di gruppo mi danno la possibilità di imparare qualcosa di nuovo da ognuno di loro. In una delle tante attività ci viene chiesto di esprimere, in maniera anonima, le nostre aspettative, le nostre paure e che tipo di contributo possiamo dare durante il Training Course. Nel mio caso le aspettative sono state raggiunte: ho capito come funziona a grandi linee il Project Management nel mondo dell’educazione e come funzionano le application in questo campo ed ho imparato anche come fare un’autovalutazione del mio lavoro, “tecnica” che posso usare quotidianamente anche nel mio lavoro con i rifugiati. Invece una delle mie paure, come già accennato sopra, è rappresentata dal parlare in pubblico, quella vergogna che non si sa bene da dove arrivi ma che blocca tante persone come me. Durante la formazione ho capito, in parte, anche come gestire un po’ questo “freno” che spesso non mi fa esprimere al meglio e, grazie a tutti i partecipanti, ho imparato che a volte basta solo buttarsi e provare, poi tutto viene di conseguenza!

Per quanto riguarda il mio contributo, non credevo di poter dare un apporto significativo al Corso se non contribuendo semplicemente con la mia positività. Invece una volta avviato, inizio a capire come la mia esperienza lavorativa possa davvero essere una testimonianza importante del momento storico, politico e sociale che stiamo vivendo a livello europeo. Grazie a chi ha la pazienza di ascoltare la mia esperienza nel campo dell’immigrazione e di scambiare le proprie idee con me, riesco ora fare una valutazione oggettiva e forse in parte anche più positiva del mio operato nel mondo dell’accoglienza.

Nella serata interculturale, ognuno ha avuto la massima libertà nel presentare il proprio Paese facendo anche assaggiare delle specialità culinarie. Questo scambio ci dà la possibilità di conoscere meglio il Paese di provenienza di ogni associazione presente, scoprendo lati culturali e ridendo degli stereotipi che ogni nazionalità porta con sé.

Il 26 settembre è la Giornata Europea delle Lingue. Grazie ad uno dei partecipanti slovacchi che collabora con il progetto “Education For All”, per chi vuole c’è la possibilità di partecipare ad una lezione aperta in una scuola superiore di Ruse e poter dare un piccolo contributo presentando in modo diverso/non-formale la propria lingua madre. Decidiamo di sfoggiare qualcosa in grado di attirare l’attenzione di giovani studenti (1° e 2° superiore), noi italiane decidiamo di giocare sulla gestualità tipica del nostro Paese, che tutti un po’ conoscono senza magari sapere esattamente il significato reale del gesto stesso. Gli studenti si divertono e partecipano in modo attivo.

Il TC si conclude con la consegna dello Youthpass Europeo e con una serata finale di condivisione e di festeggiamenti, prima in un ristorante e poi in un locale di Ruse a ballare. Purtroppo il Corso di formazione finisce proprio quando il legame tra tutti i partecipanti sta consolidandosi.

Resta comunque il fatto che questa esperienza per me si è rivelata dall’inizio alla fine importantissima.

Questo viaggio mi ha ricordato che la vita è una continua crescita dove, per fortuna, non è importante la meta ma la strada, la crescita personale e l’impegno messo nel fare tutto questo in cui l’umiltà e la voglia di imparare la fanno da padrona.

 

Francesca Nella Paniz

 

Il mio nome è Vanessa Speziale, sono cresciuta in provincia di Sondrio con una nonna del Comelico, a cui ero molto legata. Trascorro sempre l’estate nel bellunese: quest’anno ho trovato un articolo sulla stampa locale che pubblicizzava lo scambio in oggetto, mi sono candidata e sono stata abbastanza fortunata da essere scelta insieme a un’altra ragazza, Francesca, con cui ho condiviso l’esperienza (la stanza, i pasti, le idee etc).

Durante il mio percorso universitario, ho partecipato al programma Erasmus Placement, che una volta si chiamava Progetto Leonardo - questo dettaglio dovrebbe fornire degli indizi circa la mia età… Non avevo, invece, mai partecipato a uno scambio giovanile come quello appena concluso (ragione per cui mi sono candidata). Inizialmente mi sono sentita un po’ spiazzata, fuori luogosi trattava effettivamente di uno scambio giovanile! Ma le differenze sono passate rapidamente in secondo piano, trasformandosi con il passare dei giorni in una vera e propria ricchezza.

Le differenze, in questo senso, erano soprattutto culturali: una trentina di partecipanti, provenienti da Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Turchia - un bel mix di tratti somatici e attitudini dal mediterraneo al balcanico. Meraviglioso! Trattandosi del mio primo scambio, mi sono focalizzata soprattutto su questo, questo convergere di differenze che formano la nostra identità europea. In quest’ottica, non ci poteva essere cornice migliore della Bulgaria a fare da sfondo a quest’esperienza, una delle nazioni più giovani della UE, lambita dal Danubio, il Mississippi d’Europa.

Il tema dello scambio, lo Youth Work, pur collocandosi nella mia area di specializzazione (l’insegnamento), non ha particolarmente catturato il mio interesse. È un settore professionale ancora troppo acerbo; a mio parere, il dibattito dovrebbe essere approfondito innanzi tutto in sede europea. Ci sono nazioni in cui manca completamente un quadro di riferimento, Italia e Grecia su tutte. Per questo motivo, il lavoro è stato a volte sterile e inevitabilmente legato ad altri macro-temi dell’azione europea (piattaforme, bandi, project management). Molto apprezzata da tutti, invece, l’iniziativa di un collega – un partecipante speciale, già volontario presso lo Youth Center di Ruse - che ha utilizzato le sue conoscenze per organizzare una lezione speciale presso un liceo locale, dove tutti i team hanno avuto l’occasione di presentare brevemente la propria nazione agli studenti, in ottica di promozione della conoscenza e della coesione europea.

Una menzione d’onore va all’associazione ospitante: Teodora ha sempre fatto tutto il possibile (e oltre) per rendere ogni momento dello scambio quanto più possibile proficuo, memorabile e sereno per ognuno di noi. Personalmente, mi sono “portata a casa” un’esperienza meravigliosa, che spero di ripetere, come partecipante o - perché no - da tutor.

 

Vanessa Speziale



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