Ascoltiamo le voci di chi ha preso parte al seminario/progetto Erasmus+  a Târgovişte in Romania, dal 16 al 19 aprile 2019. I giovani, ragazzi brillanti con alle spalle già molte attività legate al tema, hanno preso parte alla conferenza internazionale “Stands against drugs”. Obiettivo, chiaro sin dal titolo, la lotta alle droghe; i partecipanti hanno potuto approfondire aspetti legati alle diversità culturali che distinguono questo problema, vicino anche alla nostra realtà nazionale.

 

Mi chiamo Francisco, laureato alla facoltà di Economia dell’Università di Buenos Aires, e residente a Padova da 4 anni circa.

Fin da piccolo ho sempre nutrito una grande curiosità per gli ambienti multiculturali, che mi ha portato al coinvolgimento in diverse attività socio-culturali.

Durante i miei studi accademici, ho prestato servizio di volontariato per una ONG svolgendo molteplici attività, come il servizio di dopo-scuola che avveniva in quartieri socialmente vulnerabili posti nelle zone periferiche della città, zone che erano colpite enormemente da problemi legati allo spaccio e all’abuso di droghe. Un problema, quello legato alla droga, che mi ha colpito fin dal principio, portandomi alla ricerca e allo studio di politiche sociali riguardanti la prevenzione e la riabilitazione delle persone colpite da tale problema.

In questo modo, attraverso il sito www.progettogiovani.pd.it, ho avuto modo di venire a conoscenza del Training Course “Stand Against Drugs”.

Il coinvolgimento nel seminario di altre nazioni, come Malta, Romania, Norvegia, Uzbekistan ed Italia mi ha attratto fin dal principio.

Attraverso il seminario/progetto Erasmus+ in Romania siamo riusciti a condividere con i partecipanti informazioni generali che comprendevano lo stato generale legato all’abuso di sostanze illegali e approcci utili mirati alla popolazione di fascia più giovane.

Del seminario “Stand against drugs” mi ha colpito la diversità culturale e la sua importanza nel disegno generale dell’evento, oltre che nella politica pubblica e nell’azione concreta nella lotta contro l’utilizzo delle droghe.

Purtroppo non esistono ricette standard adatte ed utili a tutti i casi.

Ad esempio, in Uzbekistan, dove la maggioranza della popolazione è musulmana, l'eroina è più conosciuta e facile da trovare rispetto alla cocaina; mentre in Romania, dove i cittadini sono principalmente di fede ortodossa, si ha a che fare con altri tipi di uso di droghe legali (es. alcol) ed illegali.

Quest’ultimo punto è di vitale importanza: i nostri paesi assumono ogni giorno sempre più tratti multiculturali, luoghi dove flussi migratori costanti cambiano periodicamente la composizione sociale delle nostre città.

In questo senso, credo sia essenziale capire questa particolarità quando si sviluppano interventi per la prevenzione all’uso di certe sostanze all’interno dei diversi gruppi sociali urbani, prevenzioni efficaci e rispettose della multiculturalità.

In conclusione, il seminario ha rappresentato un'ottima esperienza multiculturale, oltre ad esser stato luogo di incontri stimolanti con persone altrettanto interessanti.

A tale proposito, avrei una proposta da presentare: prima dell’arrivo dei partecipanti, tornerebbe molto utile, a mio avviso, preparare una scheda informativa di carattere generale su ogni paese contentente dettagli e dati di contesto in grado di aiutare ad internalizzare meglio l’esposizione delle conferenze.

Chiaramente, ogni partecipante potrebbe generare tale scheda individualmente, ma non credo sia lo stesso. Direi che la scelta dell’informazione mirata data da ogni partecipante sarebbe più adeguata. Dopo resta ad ognuno dei presenti l’approfondimento di tali tematiche.

 

Francisco Roca

 

 

Mi chiamo Alessio, ho 35 anni e abito a Vittorio Veneto.

Nella vita lavorativa svolgo la professione di educatore all'interno di una comunità terapeutica che si occupa del trattamento e cura di adolescenti con problemi di tossicodipendenza. Nel tempo libero amo praticare diversi sport a livello amatoriale: calcio, pallavolo, tennis e camminare in montagna. Ho deciso di partecipare a questo scambio, che per me è il secondo, in continuità con l'esperienza fatta a Mezzano, all'interno dello stesso progetto, per quello che mi ha lasciato dal punto di vista umano prima che professionale.

Rispetto all'esperienza in Romania ho apprezzato:

  • la possibilità di approfondire la relazione con le persone conosciute a Mezzano;
  • confrontarmi con un gruppo nuovo;
  • la presenza di numerosi studenti (romeni) e avere una testimonianza diretta da parte loro del significato di prevenzione nell'uso delle sostanza e dell'alcol;
  • lo sperimentare un format meno formativo e più conferenziale;
  • ascoltare alcuni racconti di esperienza diretta di attività di prevenzione e ancor più intravedere i valori nazionali che stanno alla base delle politiche di prevenzione;
  • constatare come la prevenzione sia pensata e applicata in modo diverso nelle realtà territoriali partecipanti al meeting;
  • il gruppo rappresentate il Comitato d'Intesa di Belluno, all'interno del quale mi sono sentito accolto, ascoltato e nel quale è stato piacevole lavorare e costruire insieme gli interventi da presentare alla conferenza.

 

Il tema era particolarmente vasto e i contenuti che si potevano trattare altrettanto. La sensazione che ho avuto è che nel tentativo di affrontarli non ci sia stato il tempo per il gruppo di scambiare le reciproche impressioni e critiche ma di aver corso un po' per fare tutto ciò che era da programma. Con la conseguenza di aver svolto tutti un compito ma di non aver colto appieno la grande possibilità di assimilare e integrare all'interno della propria visione territoriale su prevenzione e pratiche ad essa collegate quelle degli altri, costruendo effettivamente un punto di vista più vasto e comune o addirittura un progetto di prevenzione applicabile a più realtà europee e non. Credo possa essere fatta una riflessione su un tempo più lungo o una scrematura degli argomenti.

Le uscite e le visite sono state interessanti e piacevoli, le ho percepite come attività altra rispetto al meeting. Forse, come accennavo sopra, un tempo più lungo poteva dare la possibilità di approfittare delle visite per scambiare con gli altri partecipanti rispetto ad impressioni o idee di lavoro comune.

 

Alessio Mognol

 

 

Incredibile come a volte nella vita arrivino cose inaspettate. A me piace pensarle come dei doni o se vogliamo dei bonus che la vita stessa ci dà per saperla apprezzare al meglio. Un po' come quel messaggio arrivato in una qualsiasi di quelle sere coperte di una monotonia che iniziava a pesarmi.

Era Consuelo, la mia nuova amica conosciuta durante il tirocinio post-laurea; mi mandava un link che indirizzava a un progetto Erasmus+ promosso dal Comitato d’Intesa di Belluno. La premessa di Consuelo nel messaggio era che l’argomento magari mi poteva interessare. Inizio a navigare nel sito, vedo che si tratta di un meeting internazionale sulla prevenzione in ambito di tossicodipendenze. In effetti l’argomento mi interessava parecchio. Iniziavo a sentirmi un po' irrequieta man mano che leggevo il bando del progetto. E io lo so che quando inizio a sentirmi irrequieta è solo perché sento un’attrazione per qualcosa che voglio in qualche modo per me. E in quel caso, desideravo fortemente portarmi a casa quell’esperienza. Dopo aver zittito le voci di paura e senso di inadeguatezza, ahimè spettri fin troppo spesso presenti nelle scelte della mia vita, mando una mail tranquillizzandomi con un “Così, tanto per fare”. Il giorno successivo vengo chiamata per il colloquio e pochi giorni dopo mi dicono che sono idonea e che posso far parte del progetto.Da quel giorno facevo ufficialmente parte di un qualcosa che era ancora un foglio bianco che doveva essere pian piano riempito.

Quel foglio intonso ha iniziato a colorarsi già dai primi incontri conoscitivi con quelli che sarebbero stati i miei meravigliosi compagni di viaggio. Neanche farlo apposta eravamo in cinque, con laurea in Scienze Politiche, Economia, Scienze dell’educazione e Psicologia.

Dovevamo esporre agli altri Stati partecipanti (Uzbekistan, Malta, Romania e Norvegia) la situazione italiana in termini di incidenza del problema e strategie di intervento di prevenzione. Ognuno di noi ha apportato alla presentazione le proprie conoscenze in materia e abbiamo realizzato un’esposizione completa di aspetti statistici che arrivavano da una ricerca condotta direttamente da una componente del nostro gruppo, e da due esempi pratici di progetti di prevenzione utilizzati in Veneto che sia io che uno dei miei colleghi avevamo realizzato in prima persona. Quella a Targoviste (Romania) è stata un’occasione molto importante di scambio su un tema molto delicato che colpisce senza distinzione di alcun tipo i giovani da tutto il mondo. Ciò che ho personalmente appreso grazie allo scambio è che nessun progetto di prevenzione è necessariamente replicabile in modo standardizzato in tutte le parti del mondo. È necessario tener presente il contesto culturale dove questo tipo di devianza sociale nasce, e da come tali comportamenti vengono considerati. Nell’occasione del nostro meeting infatti abbiamo potuto toccare con mano come in certi casi la diversità di intervento sia fortemente legata alla visione che la specifica società ha del soggetto tossicodipendente. In alcuni casi, infatti, l’elemento che emergeva era quello correlato all’illegalità del fatto che porta prima di tutto a vedere la persona come “criminale”, mentre altri punti di vista ne hanno evidenziato l’aspetto patologico ed educativo. Da queste visioni ne derivano attività di prevenzione cucite in qualche modo proprio su tale percezione.

Al di là dell’aspetto prettamente legato alla tematica che è stata affrontata durante i giorni a Targoviste, posso dire che è stata una grande occasione di interscambio culturale che potrei dire unica. Oltre ad aver conosciuto la cittadina di Targoviste, visitandone importanti luoghi di interesse storico-culturale, ho potuto conoscere persone e culture meravigliose anche molto diverse dalla mia. Sono davvero molto grata all’organizzazione per questa opportunità che mi è stata data perché ho potuto arricchire la mia persona di conoscenze sia legate alla tematica che ha motivato l’interscambio, ma anche a modi diversi di vivere, tutto sommato non così dissimile. Perché alla fine, se ci penso bene, giocando e ballando tutti insieme la sera in hotel, non esisteva più nulla che ci differenziava, eravamo tutti figli della stessa voglia e gioia di vivere. Ciò che è certo è che io non sono più la stessa, un po' di me è rimasto lì, in tutte le persone e i luoghi che ho incontrato e un po' di tutti loro ora fa parte di me.

 

Andrea Monica

 

 

Europa, Erasmus+, scambi culturali... parole significative per me, ma non solo.

Mi chiamo Ariela, ho 23 anni e presto il mio Servizio Civile presso il Comitato d'Intesa di Belluno, associazione rilevante nella provincia bellunese.

È da qualche anno che partecipo a vari scambi, tra Youth Exchanges e Training Courses, in qualità di membro o di Group Leader della delegazione italiana, attività che ora concilio e sono integrate nel mio lavoro di Servizio Civile.

Ebbene, dal 16 al 19 aprile 2019 mi sono trovata a partecipare alla conferenza internazionale di Training Course a Targoviste, città a un'ora e mezza da Bucharest, capitale della Romania. La conferenza è stata coordinata da un'associazione norvegese e i partecipanti erano Malta, due Università uzbeke, due Associazione romene e il Comitato d'Intesa di Belluno.

Il tema della conferenza era incentrato sulle dipendenze da droghe e su come i vari stati partecipanti trattano questa questione, dal punto di vista politico, legale e medico.

A parte la positività e le interessanti attività svolte durante i 4 giorni, è stato fantastico avere l'opportunità di conoscere persone provenienti da vari stati, di età diverse, con background differenti e di professioni disparate.

Oltre le attività di presentazione e di discussione delle tematiche, ci è stato dato modo di visitare anche i siti di interesse artistico e storico della città in cui eravamo ospiti, e avendo modo così di legare anche di più con la cultura romena ospitante.

È stata come ogni esperienza preziosa, unica e indimenticabile, qualcosa che mi rimarrà nel cuore a vita.

 

Ariela Shatku

 

 

The International Conference on Drugs Prevention which held in Romanian town Targoviste by the end of April this year has finally closed the long-term Project SADs ‘Stand Against Drugs’ which covers five countries: Italy, Norway, Malta, Romania and Uzbekistan. All of them were selected as a countries with a drug problem.

 

Due to my previous participation in this project during the training session in Malta in November 2018 I was selected to speak on panel of the conference in Romania about the results of research we did in February.

 

Many studies have concluded that no single factor has as much impact on whether or not someone becomes an alcoholic or drug addicted as that person’s genes. Biological children of alcoholics are substantially more likely to become alcoholics, whether they are raised by alcoholics or non-alcoholics. Alcoholism is not caused by a single gene, but rather a large number of genes that interact with one another. At least 51 genes that impact alcoholism have been discovered. Genetics impact many aspects of alcoholism and drug addiction as well.

 

Teenagers see lots of people consuming various substances. They see their peers drinking alcohol, smoking cigarettes and, sometimes, trying other substances. Also, a teenager’s social scene often revolves around drinking and smoking marijuana. Sometimes friends urge one another to have a drink or smoke pot, but it’s just as common for teens to start trying a substance because it’s readily available and they see all their friends enjoying it. In their minds, they see drug use as a part of the normal teenage experience.

 

There is no single reason why teenagers use drugs or alcohol, but the reasons below could be the next:

 

1) Family, social and environmental factors

People who live in a ‘deprived’ state, where the risk factors are high and the protective factors low, have a higher risk of using drugs. In terms of family, the important factor is how happy and stable your family life is, rather than whether you have two parents or not.

2) Gender and age

The age you are when you first try drugs can influence how you will go on to use them. For example, the younger you are when you start drinking alcohol, the more likely you are to try hard drugs later on. Young men are more likely to experiment with drugs than women. However, heavy drug use can cause more damage to young women.

3) Risk taking

Some people are more drawn to risk taking than others. They may use drugs to fit in with their social group or to help them cope, for a sense of release or individual transformation, or for the thrill.

Other reasons may include:

socialising with friends, peer pressure or the need to feel part of a group

relaxation or fun

boredom

to escape from psychological or physiological pain.

Drug abuse prevention through youth work tools is the most effective way. Today’s young persons are undeniably an integral part of society. And on local level (based on the results of the research) the role of such centers who helped the youngsters have taken the special Cooperativa or NGOs. They offers a variety of activities for youth. One of them is hiking and trekking tours to the mountains (due to the location of the Province surrounded by vast majority of National Parks). During two or three days of such hiking tour activity, participants get new skills in putting up a tent, cooking, communication. Thus it gives them a taste for life. Prevention works, and spreading this message among strong youth leaders and their peers is imperative to create community-level change. This idea is what drives such centers: not showing youth how to be great, but showing them that they already are great — and teaching them how to effectively make a difference in their communities, whether it be with prevention work, leadership skills or other forms of character building. These changes can include decreased levels of favorable attitudes and norms toward the substance, and, of course, decreased use and abuse of the substance.

Youth specialists have a strong focus on building healthy coping strategies and resilience in young people, while also connecting them to the help and support services in the community and building their skills to access these services.

 

Lucy Aysaeva



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