Ecco le testimonianze dei ragazzi che hanno preso parte allo Youth Exchange "EcoFriends" a Leptokarya, in Grecia, dal 7 al 16 maggio scorso.

Leggendo questi racconti vi entusiasmerete, leggendo di momenti belli e difficoltà, ma soprattutto sarà più facile capire lo scopo di un progetto come questo, per il presente e per il futuro.

 

Sono Irene Borsoi, una studentessa di 19 anni e sono appena tornata dallo scambio interculturale nella città greca di Leptokarya dal titolo “EcoFriends” e incentrato sull’ambiente. Ho deciso di partecipare a questo progetto in quanto il prossimo anno, all’università, (sto frequentando l’ultimo anno di scuola superiore, un Istituto Tecnico Economico indirizzo Turismo), frequenterò il corso triennale di scienze ambientali, e quindi la tematica cadeva a pennello; oltre a questioni formative e di arricchimento del curriculum vitae, ero spinta da una grande voglia di viaggiare, conoscere persone con culture diverse e stringere amicizie durature, e in questo non sono stata delusa. Dal 7 al 16 maggio 2019 ho vissuto in un accogliente hotel vicino al mare assieme ad una quarantina di ragazzi provenienti da Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Turchia, Croazia ed Estonia. Le nostre giornate erano dedicate ad attività creative e stimolanti con l’obiettivo di conoscerci a vicenda, fare gruppo e al tempo stesso avere discussioni e scambi di idee su tematiche ambientali. Una giornata era libera per visitare i dintorni e ci hanno accompagnati in un area naturale la mattina e nella città di Larissa il pomeriggio.

Questa esperienza è stata molto positiva, mi ha aiutata a crescere e maturare e ha stimolato e allenato le mie abilità, soprattutto quelle sociali e linguistiche. Da essa mi porto a casa nuove conoscenze riguardo all’ambiente e i rifiuti, una mentalità più aperta, fantastiche amicizie e bellissimi ricordi.

 

Irene Borsoi

 

 

Sono Andrea e ho partecipato a questo scambio giovanile come Group Leader della delegazione italiana, inviata dal Comitato d'Intesa, formata da 3 ragazze e 3 ragazzi, compreso il sottoscritto. La tematica ecologica proposta è a me molto cara da sempre, oltre ad essere purtroppo tornata ad essere molto attuale visti gli ultimi cambi irreversibili in atto nella nostra casa, la Terra.

A questo progetto hanno partecipato delegazioni di Grecia (ospitante), Italia, Spagna, Portogallo, Estonia, Croazia e Turchia, dal 7 al 16 maggio presso Leptokarya (vicino Salonicco).

Questo scambio giovanile è stato davvero più che valido, a livello di contenuti come a livello sociale. Infatti, fin dal primo giorno si è formata una bella complicità tra quasi tutti i partecipanti di tutte le nazionalità, che ha portato il progetto a chiudersi in un'atmosfera davvero positiva e amichevole. Credo che la cosa che più di ogni altra resterà impressa nella mente dei più sia proprio questa unione che naturalmente si è creata, facendo percepire davvero a tutti un'energia positiva che non sempre si può sentire in ogni scambio giovanile. Tanti di noi hanno trovato nuovi amici che credo davvero non siano solo un'emozione del momento ma che perdureranno nel tempo! Questo dimostra quanto sia importante anche il fattore relazionale all'interno di un vasto gruppo di giovani che proviene da tutta Europa, con in comune non solo l'interesse per un determinato argomento.

Oltre a ciò anche i tanti contenuti, approfonditi all'interno della tematica dello scambio, hanno potuto ampliare il bagaglio di conoscenze che ogni partecipante aveva prima di iniziare questa esperienza. L'unica nota negativa che forse si può fare è proprio la grande mole di attività da sviluppare, un pò troppe rispetto al tempo a disposizione, in alcuni casi quindi si è dovuto evitare un approfondimento di qualche nozione nuova per non dover pesare troppo sul programma da seguire. In ogni caso, l'organizzazione ospitante è stata in grado quasi sempre, nei limiti del possibile, di venire incontro alle esigenze delle varie delegazioni partecipi, sia per quanto riguarda le attività in programma, sia per tutto ciò che era parte delle varie richieste personali dei partecipanti.

Alcune attività, come quella di pensare alla città ideale o quella di fare una dettagliata analisi del nostro stile di vita tra le altre, sono state più apprezzate rispetto ad alcuni momenti un pò troppo frontali e con insegnamento formale. Gli energizer invece sono stati quasi tutti molto utili e divertenti, facendo conoscere i partecipanti in maniera allegra nei primi giorni e svegliandoli dopo le pause nei giorni a seguire. La divisione giornaliera per nazioni per la realizzazione degli energizer è stata sicuramente una scelta positiva perché ha permesso di poter condividere con tutti le proprie conoscenze in questione.

A dire il vero il giorno libero è stato per metà un flop in quanto la città scelta non aveva molto da offrire, ed essendo che in Grecia di domenica tutti i negozi ed i musei sono chiusi (cosa a mio parere positiva), è stato difficile trovare qualcosa da fare per arrivare a sera. Avessero fatto la gita in questa città di sabato, o avessero scelto per la domenica un'altra meta come per esempio Salonicco, sicuramente sarebbe stata una giornata più piacevole.

Ma tutto sommato, lo scambio è stato davvero bello e porto a casa tanti bei ricordi e tante nozioni nuove davvero utili per poter aiutare il nostro pianeta a sopravvivere, soprattutto poter diffondere ad altre persone quello che ho appreso, sperando che la condivisione sia esponenziale e quindi si possa davvero fare qualcosa di buono per noi e per le future generazioni!

 

Andrea Catania

 

 

Per poter parlare bene di un’esperienza vissuta è bene capire chi è che effettivamente ha vissuto il tutto!

Be' quindi… chi sono io?

Sono Marco De Bastiani e sono un giovane di 22 anni che ha deciso di dedicarsi allo studio dell’ingegneria energetica. Quello che sempre tengo a sottolineare quando parlo della mia “professione” è che ho deciso di intraprendere questa strada guidato dalla passione, guidato da un amore incondizionato per la tecnica e con la volontà di poter fare di me una persona capace di aiutare il mondo tramite la mia passione.

Eh già… aiutare il mondo, perché ad oggi il nostro bel pianeta ha bisogno di forte innovazione, soprattutto in campo energetico, se vogliamo cederlo a chi viene dopo di noi almeno nelle stesse condizioni in cui lo abbiamo trovato.

Ed è proprio in questo mio voler adoperarmi nel costruire un mondo “più pulito” che ho deciso di prendere parte a questo scambio giovanile!

Sono venuto a conoscenza dello scambio in maniera del tutto casuale, mi sono imbattuto nella notizia sfogliando la sovraffollata bacheca di Facebook… be' ogni tanto qualcosa di buono questo “piccolo big brother” la fa!

Incuriosito dal titolo dello scambio, Ecofriends, nonostante i mille impegni che occupano ogni giorno della mia settimana, ho deciso di provare e così ho inoltrato la mia candidatura.

Dopo una piacevole chiacchierata su Skype, mi è arrivata comunicazione di essere stato selezionato per partecipare ufficialmente allo scambio!

Passano i giorni e i mesi (e se li conti anche i minuti, cit.) e arriva finalmente l’approssimarsi del viaggio.

Prima tramite messaggi su un gruppo di Whatsapp e poi tramite una bella Skype call inizio a conoscere i miei futuri compagni di viaggio che già mi fanno un’ottima impressione, e con loro inizia la preparazione ufficiale al viaggio.

L’organizzazione ha chiesto ad ogni Stato partecipante di preparare una presentazione delle criticità ambientali di rilievo del loro paese e io, forte del mio percorso di studi, mi sono proposto di fare questo lavoro. Maria decide di affiancarmi in quest’opera.

Ho iniziato a stilare varie slides descrittive in modo tecnicamente esaustivo delle criticità ambientali italiane e una volta arrivato a una prima bozza giro il mio lavoro a Maria. La reazione è stata completamente diversa da quella che mi aspettavo: “Matto! È una cosa troppo tecnica!”.

E pensare che avevo cercato di limitare i tecnicismi.

Da quel momento in avanti ho iniziato a rendermi conto che l’avventura che stavo per cominciare si prospettava ben diversa da quello che mi immaginavo: “Ma qui non sono ingegneri… di che parliamo?”.

Tale prospettiva si conferma nel momento in cui ho conosciuto i miei compagni in aeroporto e poi una volta arrivati a destinazione. Pochissimi ingegneri, nessun energetico… ero fuori dal mio habitat naturale!

Inizialmente quindi l’esperienza prende una piega un po’ strana, una piega “preoccupata”, infatti non mi capacitavo di come si potesse parlare di criticità ambientali e loro soluzioni con persone che obiettivamente “non sono del mestiere”.

Abbiamo iniziato le attività e questa mia paura si faceva piano piano sempre più concreta: “ma per discuterne così potevo rimanere dov’ero!”

Per fortuna però poi la ragione ha avuto la meglio e ho iniziato ad accantonare l’idea che solo dei tecnici possano parlare di ambiente, ho realizzato che il mondo è di tutti noi, di tutti noi nella nostra diversità e ognuno di noi è chiamato a lavorare per rispettare ciò che ci circonda, nei modi e nelle misure che competono ad ogni singola testa pensante!

Dopo poco si era quindi completamente affievolita la mia paura e ho iniziato a godermi veramente l’esperienza per quello che era: uno stream di idee provenienti da menti diverse tra loro, da culture e background diversi che non poteva che arricchirmi, soprattutto dal punto di vista umano!

Le nostre giornate si articolavano in varie attività che ci hanno portato a discutere in maniera molto umana e semplice di grossi problemi di attualità, e di come idealmente vorremmo risolverli: “Come sarebbe la tua città ideale? Come risolveresti le criticità ambientali del tuo paese o del paese dei tuoi amici?”.

Tutte queste attività si sono poi intervallate con vari momenti di svago, dal primo bagno al mare dell’anno alle feste che così poco ci hanno fatto dormire!

Per concludere, devo assolutamente dire che l’esperienza di scambio che ho appena concluso è stata a tutti gli effetti un’esperienza positiva! Un’esperienza che, nonostante le perplessità iniziali, mi ha dato tanto, davvero tanto, anche se in un “settore” diverso da quello che mi aspettavo: per una volta sono riuscito a dedicarmi alla parte umana delle cose e dei problemi tralasciando quella tecnica, costante compagnia dei miei giorni!

In questo scambio ho conosciuto persone meravigliose, delle intelligenze sopra la media, con cui scambiare idee è stato stimolante e costruttivo! Mi hanno fatto vedere parti del problema che spesso si nascondono agli occhi del tecnico, ma che sono parimenti considerabili nel bilancio del problema.

Devo quindi ringraziare tutti quelli che mi hanno dato la possibilità di vivere un’esperienza come questa, a partire proprio dalle radici, a partire da quella comunità europea che concede a tutti i giovani di poter partecipare a avventure come questa, non dimentichiamoci di ringraziare l’Unione Europea e tutti quelli che ce l’hanno donata e che combattono per migliorarla, alla faccia di chi la reputa una zavorra.

Cosa mi porto a casa dalla Grecia? Be', forse nelle scarpe e nella valigia cercando bene si trova ancora qualche granello di sabbia di quella spiaggia che abbiamo deciso tutti insieme di pulire, ma, più importante, mi porto a casa una consapevolezza nuova, la consapevolezza di poter discutere di problemi che sembrano tecnici con tutti e di discuterli in una maniera molto più ambia occupandosi anche dell’umanità del problema. E poi, e poi mi porto a casa tanti nuovi amici, delle persone che mi hanno arricchito anche solo con un sorriso o con un abbraccio e che mai dimenticherò, né loro, né quello che assieme abbiamo vissuto.

E quindi GRAZIE, questa è l’unica parola obbligata che mi sento di dover dire, grazie a tutti e alla prossima!

 

Marco De Bastiani

 

 

Sono Maria, ho 20 anni e studio scienze dell’Educazione. Mi interessano molto i temi della sostenibilità ambientale, dell’ecologia e del vivere in modo sostenibile: mi piace produrre in casa quello che riesco (dal deodorante ai detersivi) e vivere nella natura: ho avuto la fortuna di fare l’animatrice in un campo estivo residenziale in tenda con una cooperativa sociale della provincia di Lecco, vivere una settimana senza nessun appoggio di una struttura “fissa” ma solo con tende e docce, lavabi e latrine temporanei è stato stupendo, soprattutto per il fatto di condividerlo con una quindicina di ragazzi delle medie che hanno potuto riscoprire la dimensione del gioco e della comunità. Ho fatto molti anni di scoutismo e questo mi ha fatto appassionare all’idea della strada e del viaggio lento: fare cammini e sentieri con la mia tendina è diventata una passione!

Ma perché tutta questa premessa? Perché sono state queste mie passioni a spingermi a candidarmi per questo YE e che posso dire… è stata un a scelta azzeccata!

Da prima della partenza già ho scoperto di trovarmi bene con il gruppo di italiani che sarebbe partito con me, anche solo dai messaggi su whatsapp e da una chiamata Skype che siamo riusciti a incastrare per miracolo tra i mille impegni di tutti. Siamo partiti già condividendo il viaggio e questo ci ha dato il tempo di conoscerci un po’ tra di noi prima di essere catapultati nello scambio! Ogni giorno infatti è stato denso di esperienze ed emozioni. I primi due giorni sono stati dedicati al team building e alla condivisione di regole e linee guida del progetto, i giorni successivi invece siamo entrati nel vivo del progetto: abbiamo discusso insieme i problemi e le possibili soluzioni di tutti i paesi presenti (Italia, Grecia, Estonia, Turchia, Croazia, Spagna, Portogallo), immaginato la nostra città ideale, calcolato la nostra impronta ecologica e molte altre attività che non sono state una banale trasmissione di conoscenze, ma un un processo di condivisione e confronto. Da mio punto di vista è stato molto bello ragionare anche sugli ideali “collaterali” a quello dell’ambientalismo che sono emersi in particolar modo durante un’attività in cui, divisi in piccoli gruppi, dovevamo immaginare la nostra città ideale: visto il focus dello scambio ovviamente tutti i gruppi hanno creato delle piccole utopie a impatto ambientale zero ma, otre a questo, tutti i gruppi hanno aggiunto anche equità sociale, diritti, non discriminazione. Durante la discussione più di un gruppo è arrivato anche a parlare di carceri veramente rieducative in queste stupende città!

Oltre a questo, non sono mancate le attività come yoga, meditazione e riflessione sul proprio benessere in generale: è tutto collegato, no? Micro ambiente e macro ambiente, rapporto con sé stessi e con l’esterno…

Ma non vi preoccupate per noi: non abbiamo solo lavorato e discusso! Lo scambio si è svolto in un hotel a pochi minuti dalla spiaggia, non sono mancati quindi i bagni al mare nelle pause pranzo, le feste e le i momenti conviviali.

Non so se sia stata la location, se i giochi di team building abbiano funzionato particolarmente bene, se per caso ci siamo trovati con persone a noi affini o cos’altro ma un fattore che ha contribuito sicuramente alla buona riuscita del progetto è stata la bellissima atmosfera e lo spirito di gruppo che si sono creati: alcuni nuovi amici verranno a trovarci in Italia a settembre!

Credo che questo sia uno dei più grandi meriti degli YE: farci rendere conto di essere europei, della bellezza di sapere una lingua con cui essere in grado di comunicare e vivere esperienze con altri giovani come noi. Condividere con loro le similitudini e le differenze, i sogni, le aspettative e le paure.

E capire che incredibile possibilità abbiamo: parlando con Ian, un ragazzo croato che stava dicendo quanto siamo fortunati a essere nati proprio ora e avere tutte queste possibilità, mi ha detto che alla nostra età suo padre stava sparando a delle persone e delle persone gli sparavano. E noi invece siamo qui. Felici, spensierati. E credo che dovremmo rendercene conto.

La cosa più triste? Salutarci e la depressione post Erasmus+. Ma ehi, ci rivedremo!

 

Maria Pinato

 

 

Sono Oscar, ho 23 anni e sono uno studente di ingegneria chimica e dei materiali, ho scelto questo progetto essendo interessato alle sue tematiche.

Lo scambio dal titolo "Ecofriends" diretto dall'associazione Youthfully Yours Gr si è svolto sulle tematiche della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, presentando anche i maggiori problemi ambientali delle varie nazioni rappresentate dai più di quaranta ragazzi presenti, ovvero le varie delegazioni provenivano dai seguenti stati; Grecia, Turchia, Estonia, Croazia, Spagna, Portogallo ed ovviamente Italia. Fra i vari workshop e discussioni per me uno dei più interessanti è stato appunto quello di cercare assieme a gruppi di nazionalità miste soluzioni ai vari problemi statali esposti stato per stato.

Un'altra attività che ho particolarmente gradito è stata chiamata "open space" nella quale ognuno di noi, singolarmente o in gruppo, era tenuto a presentare qualche argomento di cui avesse una conoscenza tale da poter insegnare ai restati qualcosa di nuovo. Durante questo giorno parte del gruppo si è unita ed assieme abbiamo ripulito la spiaggia del piccolo paese che ci ospitava, raccogliendo e riempiendo una decina di sacchi della spazzatura, un piccolo gesto visto l'ammontare di rifiuti presenti nella natura greca, ma comunque un gran gesto simbolico al fronte del mio e mi sento di poter parlare anche a nome degli altri, di un nostro cambiamento dopo essere stati tutti sensibilizzati a livello ambientale. Mi son sentito libero di poter parlare anche per il gruppo intero perché resta quasi incredibile come in soli nove giorni, con l'aiuto di varie e divertenti attività di team building nei primi due giorni, fossimo diventati tutti un unico corpo che si muoveva in questo progetto. Sono molto felice di poter dire di aver ora come ora degli Amici (e mi permetto la "a" maiuscola) e non dei semplici conoscenti nei vari stati presenti.

In conclusione è stata un'esperienza bella ed indimenticabile che consiglierei a chiunque di affrontare senza alcun timore.

 

Oscar Marinello

 

 

Sono Verdiana, ho 22 anni, questo marzo mi sono laureata e mi sono ritrovata con un po’ di mesi liberi e la sensazione di prendere la vita troppo di corsa. Per questo ho deciso che, prima di iniziare la specialistica, mi sarei data la possibilità di rallentare, per crescere a livello personale, anche prendendo parte a esperienze differenti e non prettamente accademiche. È in questo contesto che rientra la mia decisione di partecipare all'Erasmus+ Exchange “Ecofriends”. In generale credo che il modo migliore per viaggiare e diversificare i propri punti di vista sia prendendo parte a progetti formativi e percorsi di studio all’estero. Ne ho riconosciuto il valore aggiunto negli anni, in quanto essi permettono di entrare in contatto con una realtà non turistica. Ha giocato a favore di questo scambio anche la sua connessione con i temi dell’ambiente e dell’ecologia: il suo scopo, infatti, era quello di avvicinare i giovani alla natura, e di promuoverne il rispetto attraverso una condivisione di conoscenze e best practices.

Nei dieci giorni passati a Leptokaria, Grecia, abbiamo sviscerato, valorizzato e unito i termini che compongono la parola EcoFriends. Eco, che proviene dal greco e significa casa, ma è un prefisso che noi associamo all’ambiente. E Friends, amici. Ed è proprio con un gruppo di sconosciuti che sono diventati amici (più di quaranta persone provenienti da Italia, Spagna, Grecia, Estonia, Turchia, Portogallo e Croazia) che ci siamo lanciati nella sfida di dibattere di ambiente ed ecologia. Non è stato un compito semplice, in quanto quella dell’ambiente è una tematica difficile da analizzare significativamente, poiché è interdisciplinare e sfaccettata nella sua natura. Durante lo scambio ci siamo focalizzati su due macro temi: da una parte quello dell’impegno nel rispetto dell’ambiente, sia a livello individuale che sociale; dall’altra, una connessione più spirituale con la natura e quello che ci circonda.

Sono state molte e variate le attività svolte in modo da aumentare la nostra consapevolezza. In primo luogo, mi è stato confermato come gli icebreakers e gli energizers siano fondamentali per fare team building: non si può essere tanto distaccati una volta che ci si è visti ballare in modo strano, fare versi di animali e venire sollevati di peso e fatti passare per minuscoli buchi di “ragnatela”.

Ci sono state le sessioni volte all’apprendimento convenzionale, avvenute però in maniera interattiva e informale. Quiz sull’ecofobia, presentazioni sui problemi ambientali dei nostri paesi, elaborazione di possibili soluzioni, caccia al tesoro sul riciclaggio, micro gruppi per discutere delle azioni quotidiane che ognuno di noi compie per essere più sostenibile. Mi è piaciuto soprattutto elaborare il design della nostra utopica ideal city. Ciò ha dato al mio gruppo la possibilità di confrontare le visioni individuali su cosa significhino buon governo, servizi efficienti, attenzione ai cittadini, alle infrastrutture e all’ambiente. Sono stati toccati i temi della politica, dell’economia e della giustizia sociale, e sono emerse idee diverse, che si sono rivelate non sempre possibili da coniugare. A discapito di quello che si può pensare, questa difficoltà è la cosa che più ho apprezzato: infatti, in particolare quando ci si trova in un contesto interculturale, non si può essere d’accordo su tutto. Le differenze culturali e concettuali si fanno più forti quando si parla di temi caldi come le disuguaglianze economiche, le tematiche di genere, l’impegno civile. Nonostante ciò, ci siamo ascoltati ed abbiamo dato spazio alle idee di ognuno, e questo è stato fondamentale.

L’altro punto cardine del programma sono state le attività di mindfulness: la meditazione in spiaggia, le pause per riflettere su quanto curiamo il nostro spirito, l’open space. Peer to peer abbiamo meditato, fatto yoga e discusso di alimentazione salutare e upcycling. L’ultimo giorno poi ci siamo anche guardati negli occhi in silenzio, cercando di trasmettere una serie di emozioni: ci ha fatto ridere a volte; ci ha impattato sempre.

Durante questi dieci giorni c’è stato chi ha partecipato di più e chi invece si è tenuto più in disparte, anche a causa dell’inglese. Non è una situazione ideale, anche se è fisiologico che ciò accada, e questo ha sottolineato ancora una volta l’importanza di lavorare in gruppi più piccoli e di lasciare spazio a chi parla di meno, dandogli il tempo per riordinare pensieri e parole.

Questo scambio mi ha mostrato l’importanza di saper comunicare con le persone in maniera conciliante e non aggressiva: sono convinta che si possa parlare apertamente di tutto, e anche criticare, se lo si fa costruttivamente e nel rispetto degli altri. Una grande capacità di dialogo e un linguaggio non conflittuale sono ancor più necessari quando culture e stili di vita diversi si incontrano, con sensibilità differenti. La formula magica è ascolto, comprensione e accoglienza verso la parola dell’altro, ma anche verso i suoi sentimenti e le sue esperienze.

Oltre a ciò, dopo quest’esperienza voglio informarmi di più su alcuni temi specifici, che mi hanno colpito grazie alla passione con cui alcuni partecipanti ne hanno parlato. Per esempio, vorrei imparare a fare in casa sapone, deodorante, shampoo. So che l’impatto di questa scelta è minimo, ma penso sia comunque qualcosa di positivo non solo per l’ambiente, ma anche per noi stessi. Nonostante ciò rimango convinta che i problemi legati al cambiamento climatico si possano risolvere solo strutturalmente, con una presa di coscienza politica e con soluzioni tecniche, ma che tengano in considerazione gli aspetti sociali ed economici del problema.

Forse però ciò che più mi ha colpito, in generale, è stato vedere che ci sono così tanti giovani che ancora si mettono in gioco, uscendo dalla propria comfort zone e dal proprio Paese. Persone che decidono di vivere e condividere con altri parte del proprio tempo, con un entusiasmo e un’energia impressionante. Certo, a me piace andare all’estero e buttarmi a capofitto in esperienze del genere, ma non do per scontato che sia così per tutti. E invece ho conosciuto ragazzi e ragazze positivi e produttivi, con passioni differenti, ma tutti a modo loro desiderosi di agire e di avere un impatto.

Questa volontà mi ha dato una fiducia che mi porto a casa insieme a tutti i ricordi creati con i compagni di avventura. Flash di un abbraccio che serve anche per tenersi fisicamente in piedi, vista la stanchezza; la felicità bambina di vincere il quiz sulla Turchia o sul Portogallo (e i conseguenti preziosissimi premi); le camminate finite mangiando un waffle; le risate e i sorrisi, soprattutto. E la speranza di rincontrarsi, ma forse ancora di più quella che ognuno di noi possa davvero realizzare gli obiettivi per cui sta lavorando.

 

Verdiana Fronza



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