Con la prima audizione del 4 luglio alla XII commissione Affari sociali della Camera, il Parlamento ha avviato le consultazioni con gli enti di terzo settore sullo schema di decreto correttivo al Codice del Terzo settore, uno dei decreti più corposi della riforma e che deve essere approvato entro i primi di agosto.


Tra loro CSVnet, l’associazione dei Centri di servizio per il volontariato (CSV) che fin dall’inizio ha seguito tutto l’iter, portando il proprio contributo prima all’emanazione della legge delega 106/16 e, successivamente, al decreto Codice del Terzo settore.


Nel suo intervento il presidente Stefano Tabò ha riassunto una memoria lasciata agli atti, nella quale si esprime sostanziale condivisione degli emendamenti governativi attinenti ai CSV. Tra le proposte, Tabò ha avanzato la necessità di prevedere per legge la presenza di CSVnet nel Consiglio nazionale del Terzo settore, l’organismo di consultazione previsto dal Codice, attualmente composto da 33 membri anche sei nei correttivi se ne prevede l’ampliamento di ulteriori 4 membri.


La richiesta nasce da “un’incomprensibile distonia nella nuova normativa” - come si legge nel documento – che vede nei CSV un sistema capace di relazionarsi con tutti gli enti di terzo settore per la promozione della presenza e del ruolo dei volontari; eppure, nonostante il riconoscimento dell’esperienza acquisita in vent’anni di operatività “sul campo”, la stessa norma non prevede di avvalersi delle competenze e delle sensibilità dei Centri nell’organismo consultivo più importante del Terzo settore. Nessun impedimento quindi secondo Tabò a “un incremento del Consiglio anche per un’altra categoria prevista, prevedendo ‘un rappresentante designato dall’associazione dei CSV più rappresentativa sul territorio nazionale in ragione del numero di CSV ad essa aderenti”.


Il presidente di CSVnet si è soffermato anche sulla definizione di “volontario” che il Codice del terzo settore (art.17 comma 2) riconosce come “una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune […] mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità [..] in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà” definizione che, secondo Tabò, dovrebbe essere assunta in modo coerente in tutti gli atti normativi evitando di associare al termine altri significati come ad esempio nel decreto sul servizio civile universale in cui giovani che intraprendono questo percorso vengono chiamati “volontari” anche se l’esperienza ha poco a che fare con i principi di gratuità visto che prevede una durata obbligatoria di 12 mesi a fronte di un compenso mensile .


Tabò è entrato poi nel merito delle modifiche più operative previste dal disegno normativo. In attesa dei vari decreti ministeriali il presidente di CSVnet ha richiamato la commissione Affari sociali ad agevolare ulteriormente gli enti di Terzo settore rispetto ai tempi ed alle modalità con cui adeguarsi alla nuova normativa, evidenziando in particolare “l’esigenza di favorire quanto prima l’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore e ampliando di almeno altri 6 mesi (oltre i 18 previsti dall’art. 101, comma 2) la facoltà di ‘modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria”.


Tabò ha infine apprezzato la solerzia con la quale si è insediata l’Organismo nazionale di controllo, la fondazione che da poche settimane ha iniziato ad operare per sovraintendere all’evoluzione dei Centri di servizio secondo quanto previsto dalla riforma. Rispetto a questo, il presidente di CSVnet ha infine auspicato l’adozione tempestiva del decreto di nomina dei componenti degli Organismi territoriali di controllo, per complatare le figure dedicate al funzionamento dei Centri.​

Clara Capponi



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