20 Luglio 2004

Un sogno per la vita
Un film racconta l’Uganda vissuta da due medici in prima linea

Belluno 20 luglio 2004 _ E’ la storia di una coppia straordinaria di medici missionari: la canadese Lucille Teasdale e l’italiano Piero Corti, che si conoscono a Montreal nel 1955. I due giovani si rivedono nel 1960, quando Lucile accetta l’invito di Piero a seguirlo in Uganda dove lui, medico pediatra, appartenente ad una famiglia dell’alta borghesia lombarda, sogna di erigere un ospedale. Uniti da un amore sempre più forte si sposano in Uganda, nella piccola città di Gulu, dove nasce la loro unica figlia Dominique. A Gulu vivono un’esperienza fuori del comune fondando l’ospedale St. Mary’s Hospital di Lacor, dove non sono vengono accolti i malati ma dove sono anche formati medici e infermieri locali. La vicenda umana e professionale dei medici Corti attraversa tutta la storia recente dell’Uganda, dalla feroce dittatura di Amin, alla devastante guerra civile che sta insanguinando il paese da ben 18 anni.

Lucille non rinuncia la suo lavoro neppure di fronte all’ultima tragica prova: l’AIDS contratto nel 1979 durante un intervento chirurgico.

La loro storia è diventata un film dal titolo: "Un sogno per la vita" che vede l’attore Massimo Ghini interpretare il dott. Piero Corti.

La pellicola verrà proiettata giovedì 22 luglio alle ore 21 a Bribano, nell’ambito della tradizionale "Sagra dei per".

La serata, organizzata dal gruppo "Insieme si può…" e dal Bar "El Calierin" di Bribano, ha come scopo la sensibilizzazione sul problema dell’Uganda, dove oltre 1 milione di persone di persone vive in campi profughi e raccogliere fondi per realizzare un progetto di aiuto per i tanti ragazzi rimasti paralizzati a causa delle mine o da colpi d’arma da fuoco attualmente ospitati nell’ospedale di Gulu.

20 Luglio 2004

Lo scioglimento delle associazioni iscritte nel registro delle organizzazioni di volontariato.
L’Agenzia per le Onlus chiarisce, su nostro quesito, le modalità

Su nostro specifico quesito, l’Agenzia delle Onlus ha precisato (con nota del Direttore Generale, del 18/05/2004) quali sono i passi da seguire per lo scioglimento delle associazioni iscritte nel Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato (e quindi Onlus di diritto). Si è così chiarito uno dei passaggi fondamentali nella vita delle associazioni, quale lo scioglimento.

In particolare si è chiarito il ruolo che in questo riveste la stessa Agenzia per le Onlus, che già da tempo, negli statuti di molte associazioni definita come "l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della Legge n. 662/96".

Il testo della nota

Riportiamo integralmente il testo della nota:

<<… con riferimento alla [vostra] comunicazione, si precisa quanto segue: la fattispecie descritta rientra di diritto tra le attribuzioni istituzionali dell’Agenzia per le ONLUS, ai sensi di quanto prescritto dall’art. 3, comma 1, lettera f), del D.P.C.M 21 marzo 2001 n. 329, "Regolamento recante norme per l'Agenzia delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale". Ciò premesso, ai fini di attivare il procedimento istruttorio per l’emissione da parte del Consiglio dell'Agenzia del parere vincolante sulla devoluzione del patrimonio sociale di una Onlus nel caso di suo scioglimento, necessita l’invio alla Agenzia della seguente documentazione:

1) Delibera di scioglimento e devoluzione del patrimonio su carta intestata, sottoscritta dal Presidente della Onlus che intende sciogliersi;

2) Atto costitutivo, Statuto, e bilanci degli ultimi 5 anni, sia dell'ente devolvente il proprio patrimonio che dell’ente e/o degli enti cui questo viene destinato, unitamente alla richiesta di parere>>.

I documenti sopra elencati, in copia conforme all’originale ai sensi delle leggi vigenti, devono essere inviati all'Agenzia al seguente indirizzo: Agenzia per le Onlus, Via Dogana, 4 - 30123 Milano.

20 Luglio 2004

Incentivi al volontariato per l’acquisto di ambulanze e mezzi antincendio

Chiarimenti definitivi con una circolare della Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, con circolare numero 28/E del 21 giugno scorso, ha fornito ulteriori informazioni circa le modalità per fruire del contributo sull’acquisto, da parte delle associazioni di volontariato e delle ONLUS, di autoambulanze e di beni mobili iscritti in pubblici registri destinati ad attività antincendio da parte dei vigili del fuoco volontari, in alternativa a quella contenuta nel decreto ministeriale 28 agosto 2001, numero 388.

Il quadro di riferimento

Nell’articolo "Pronti nuovi incentivi per di ambulanze e mezzi antincendio – Le disposizioni nel collegato alla finanziaria", apparso nella rubrica "Strumenti di Lavoro" di febbraio 2004, oltre a spiegare il contenuto delle nuove agevolazioni per l’acquisto di ambulanze e mezzi antincendio, avevamo sottolineato alcune questioni aperte, tra cui la necessità di "istruzioni operative sia per quanto riguarda le modalità di certificazione dei requisiti per ottenere l’agevolazione da parte degli enti interessati alla previsione normativa, sia per quanto riguarda le modalità di effettuazione della compensazione da parte dei venditori dei beni mobili registrati previsti dalla disposizione in commento", e auspicavamo una pronta definizione degli aspetti stessi.

Ebbene, queste delucidazioni sono ora realtà, grazie alla circolare numero 28/E del 21 giugno 2004.

La misura dell’agevolazione

Ricordiamo che l’agevolazione in parola consiste in un contributo nella misura del venti per cento del prezzo complessivo di acquisto, mediante corrispondente riduzione del medesimo prezzo praticata dal venditore.

L’Agenzia delle Entrate precisa che la riduzione del 20 per cento del prezzo deve essere applicata sul prezzo complessivo di acquisto al netto dell’IVA. Esempio di calcolo:

- Imponibile (prezzo complessivo d’acquisto): 100.000 euro

- IVA relativa: 20.000 euro

- Totale: 120.000 euro

- Contributo ex art. 20 Decreto-Legge numero 269: 20.000 euro (100.000 x 20%)

- Importo dovuto dall’acquirente: 100.000 euro

Gli acquisti agevolati

Si precisa che la riduzione del 20 per cento del prezzo complessivo può essere applicata anche in caso di acquisizione mediante contratti di leasing delle autoambulanze e dei beni mobili iscritti in pubblici registri destinati ad attività antincendio da parte dei vigili del fuoco volontari. Ciò in conformità a quanto previsto dall’articolo 3 del decreto del Ministro del lavoro e politiche sociali del 28 agosto 2001, numero 388, secondo cui la concessione del contributo a carico del Fondo nazionale per le politiche sociali è prevista anche per l’acquisizione dei beni ivi menzionati mediante contratto di leasing. In tal caso la riduzione del 20% andrà calcolata sul prezzo di acquisto del bene da parte della società di leasing.

Modalità di acquisto

Ai fini della fruizione del beneficio è necessario che nell’atto di acquisto sia espressamente previsto che il bene acquistato verrà consegnato dal fornitore all’associazione di volontariato (iscritta nei registri di cui all’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, numero 266) o alla ONLUS con la quale la società acquirente abbia preventivamente stipulato il contratto di leasing.

Si precisa inoltre che la consegna del bene deve essere provata attraverso apposito verbale di consegna, sottoscritto da tutte le parti, ivi compresa la società di leasing.

Nella fattura, oltre che alla norma agevolativa di cui all’art. 20 del decreto-legge numero 269 del 2003, dovrà essere indicata la denominazione dell’ente utilizzatore.

Limiti dell’agevolazione

Si fa presente che l’agevolazione introdotta dall’articolo 20 del decreto-legge numero 269 del 2003 è utilizzabile solamente per l’acquisto di autoambulanze, allestite delle attrezzature necessarie all’uso cui le stesse sono destinate, e di beni mobili iscritti in pubblici registri destinati ad attività antincendio da parte dei vigili del fuoco volontari.

Adempimenti dei venditori

Per quanto riguarda gli adempimenti a carico dei venditori, nella fattura di vendita deve essere fatto esplicito riferimento alla noma agevolativa di cui all’articolo 20 del decreto - legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito dalla legge 24 novembre 2003, numero 326.

Si ricorda inoltre che con risoluzione n. 18/E del 19 febbraio 2004, al fine di consentire la compensazione delle somme sopra individuate, è stato istituito il seguente codice tributo: "6769" denominato "Credito d’imposta per la vendita di autoambulanze e di beni mobili registrati destinati ad attività antincendio - Articolo 20 del decreto-legge 30 settembre 2003 numero 269, come modificato dalla legge 24 novembre 2003, numero 326".

Nella compilazione del modello di versamento "F24" il codice tributo sopra menzionato deve essere esposto nella "Sezione Erario", con l’indicazione dell’anno in cui si effettua la compensazione.

20 Luglio 2004

Cala il consumo pro capite di alcol, si abbassa l’età del primo contatto con le bevande alcoliche. Dati contrastanti quelli forniti dal servizio alcologia di Auronzo, il centro specializzato nella cura dell’alcolismo. "Apparentemente la tendenza è positiva", commenta Alfio De Sandre, responsabile del centro, "ma bisogna leggerli nel loro insieme".

Dov’è il problema? "Che questi dati, almeno per quello che osserviamo noi, sono validi se ci riferiamo alla popolazione generale, adulta e maschile", è l’analisi di De Sandre. "Se prendiamo questo insieme notiamo un calo progressivo del consumo, ma se allarghiamo lo sguardo e consideriamo per esempio le donne e i giovani, allora ci troviamo di fronte a indici di tutt’altro tipo".

Sui giovani i dati più recenti a disposizione sono quelli del "Secondo rapporto sullo stato di salute e gli stili di vita dei giovani veneti in età scolare". La ricerca ha messo a confronto stili di vita e sistemi sociali di numerose aree d’Europa ed è stata presentata nel novembre del 2003. "Certo", ammette De Sandre, "il punto di partenza del Veneto e della provincia di Belluno è molto arduo e tutti gli sforzi fatti fino a oggi per ridurre il consumo di alcol qualche risultato lo stanno dando. Ma in prospettiva è preoccupante la diminuzione dell’età di primo contatto con le bevande alcoliche. La provincia di Belluno ha il primato del consumo precoce. Rispetto alle altre province della regione, qui i ragazzi consumano alcol per la prima volta a 11 anni e mezzo, contro i 12 o i 13 del resto del Veneto". I fattori che determinano questo andamento sono molteplici. Il più incisivo, secondo De Sandre, è il riposizionamento dei grandi produttori di alcolici e il marketing che ne consegue. "A sud delle Alpi fino a quindici anni fa andavano per la maggiore il vino e i super alcolici. Oggi giovani e donne hanno abbandonato queste due tipologie e si orientano prevalentemente su birra e i cosiddetti "soft drink". Il risultato è un aumento dei consumi di queste categorie, spinto fortemente da una comunicazione martellante che non a caso si rivolge prevalentemente a queste fasce di popolazione, giovani e donne".

La bassa età a cui si inizia a bere è allarmante secondo gli esperti del Sert di Auronzo. "Per noi è un dato "predittivo", significa che in futuro, fra dieci, quindici o più anni, un certo numero di persone, forse un numero maggiore rispetto a oggi, farà uso smodato di alcolici e avrà problemi di salute legati all’alcol. Questo è un dato che è un preciso indicatore di rischio a breve e a lungo termine".

D’altra parte la reazione dei servizi sociali, almeno nel Bellunese, ha portato a una vera propria rete: "Possiamo dire che sulla popolazione sono stati fatti molti passi avanti", afferma ancora De Sandre, "c’è più facilità di accedere ai servizi, ma non è dovuto a politiche governative di prevenzione calate dall’alto che per altro si è capito che non funzionano in nessuna parte del mondo dove sono state sperimentate. C’è invece un cambiamento culturale della popolazione agevolato dall’incontro tra professionisti (medici, psicologi e altri), associazioni di volontariato e cittadini". Oltre ai Sert – servizi di tossicodipendenze operativi in ogni Usl, il recupero degli alcolisti è seguito dal volontariato, organizzato in associazioni come gli alcolisti anonimi (Al-Anon) o i club di alcolisti in trattamento (Acat). "Il rapporto tra popolazione e Acat in provincia di Belluno è tra i migliori in Italia, in Cadore è forse il migliore in assoluto con un club ogni 2.100 abitanti. I club sono delle porte aperte per accogliere i malati e non è casuale che la forte sinergia tra volontariato e servizio pubblico abbia portato al grande aumento dell’utenza. Purtroppo non possiamo dire che sia sufficiente".

20 Luglio 2004

I consumi

Negli ultimi venti anni il consumo pro capite di alcol anidro – cioè l’alcol puro contenuto nelle bevande (birra, vino, super alcolici) - in provincia di Belluno è andato calando fino alla soglia degli 11 litri anno. Un dato che è ben al di sopra della media regionale attestata tra gli 8,7 e gli 8,8 litri anno e della media nazionale che resta intorno ai 7,5 litri anno. Ma comunque un dato positivo se confrontato a quello di venti anni fa, anche se a oggi è quasi il doppio dei 6 litri anno che rappresentano la soglia di salute stabilita dall’Organizzazione mondiale della sanità. Complessivamente in Italia il consumo di alcol dal 1979 a oggi è calato del 35 per cento. I dati sono rilevati dalla produzione di sostanze alcoliche, ma vanno presi con le molle. La stima dei consumi è infatti al ribasso, poiché non tiene conto di tutta la produzione casalinga e destinata essenzialmente all’autoconsumo (in particolare distillati) che, ovviamente, non viene dichiarata. Una realtà poco frequente in provincia di Belluno, ma diffusa in molte zone d’Italia.


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