Per celebrare i 20 anni dalla costituzione dei primi Centri di Servizio per il Volontariato d'Italia, il coordinamento nazionale CSVnet ha stampato un libro che racconta questa lunghissima storia di solidarietà e mutualità a favore della società italiana.

 

L’opera scatta una fotografia al 31 dicembre 2017, quando i Csv erano 71 (di cui 69 soci di CSVnet) e si era alla vigilia della riorganizzazione territoriale dettata dalle nuove norme, che ne ridurranno il numero in base a precisi parametri. Una riduzione che però non intaccherà la capillarità della presenza dei Csv, né la quantità delle prestazioni: oggi sono quasi 400 i “punti di servizio” attivi in tutte le province italiane, ed oltre 220 mila all’anno i servizi erogati - dalla formazione alla consulenza, dalla logistica alla comunicazione - soprattutto ad associazioni piccole e poco strutturate che sarebbero altrimenti prive di supporto (qui il link all’ultimo report annuale).

 

Dalla voce dei protagonisti emergono - con le tante sfumature territoriali - tutte le fasi che hanno caratterizzato l’affermazione di questa “strana” entità, che solo 20 anni fa era del tutto nuova: il “miracolo” di mettere insieme decine di associazioni, prima “rivali”, nella gestione comune dei Csv (e poi il vertiginoso aumento delle basi associative); le diffidenze iniziali di gran parte del volontariato e del terzo settore locale (che avrebbero preferito l’erogazione diretta di denaro invece che di servizi); la mancanza di precedenti da imitare e i primi passi nell’inventare, anche con molta fantasia, risposte ai bisogni delle associazioni; l’abitudine, subito acquisita, di indagare con periodicità e metodi scientifici le caratteristiche del non profit da “servire”; la rapida crescita delle competenze del personale (oggi circa 850 persone) e dei servizi prestati; la riconoscibilità e la legittimazione del proprio ruolo nei confronti delle varie espressioni del territorio, dalle istituzioni, all’economia, al non profit.

 

Ogni centro ha interpretato la propria presenza sul territorio in modi diversi, dagli sportelli, ai “camper” itineranti, dalle feste ai convegni, dalle visite mirate ai bandi per raccogliere idee... Ma tutti condividono alcuni imperativi di fondo: come quello di garantire la massima vicinanza alle associazioni, senza mai discriminare territori e tipologie; o quello di coltivare nelle associazioni la consapevolezza del ruolo sociale del volontariato e la necessità di formarsi per non improvvisare; o infine quello di essere attenti alle forme sempre più emergenti di volontariato individuale, non organizzato in una sigla ma sempre da promuovere e sostenere. 

 

LA FORZA TRAINANTE DEL VOLONTARIATO VENETO

È sempre stata de­scritta come locomotiva d’Italia per la forte presenza, in un territorio densamente popolato, della piccola e media impresa italiana, lo zoccolo duro della produzione interna del nostro paese. Ma se la si guarda con gli occhi puntati sul welfare e sul sociale si scopre che il Veneto non è solo un motore d’impresa, ma anche di un volon­tariato e di un terzo settore che, soprattutto negli ultimi venti anni, ha saputo proget­tare, sperimentare, innovare e creare risposte nuove ai bisogni di un vasto territorio. L’ultima rilevazione Istat, resa nota nel 2017 con l’avvio del censimento permanente del non profit in Italia, conferma la forte presenza del settore non profit in Veneto. Dopo Lombardia e Lazio, il Veneto è sul podio al terzo posto per presenza di istituzioni non profit. Cresce anche il numero di volontari attivi nella regione: oltre 500mila, circa uno per ogni 10 abitanti residenti. In aumento, anche se non in modo considerevole, il numero di istituzioni del non profit rilevate dall’Istat. Nell’ul­tima rilevazione, con dati riferiti al 2015, sono oltre 29,8mila, contro le 28,8mila del 2011, circa mille in più. L’incremento, tuttavia, non è più quello registrato nel 2011 (rispetto ai dati del 2001), quando superava anche la media nazionale. Nel 2015, la crescita rispetto al 2011 è del 3,4 per cento, ben al di sotto di quella media nazionale (che supera l’11 per cento). Tuttavia, resta solido quel 17 per cento di persone con più di 14 anni che si dedica ad attività gratuite in associa­zioni di volontariato, un dato superiore alla media italiana.

 

ALLEGATI

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