Nord Uganda, timidi segnali di pace
Ma il flagello della fame minaccia popolazioni stremate da 18 anni di guerra

La grande spianata situata a poca distanza dal centro di Gulu (Nord Uganda) è piena di gente. Migliaia di persone stanno assistendo ad una parata militare che sarebbe simile a tante altre se non fosse che a sfilare e a prestare giuramento sono ben 932 ex ragazzi soldati a suo tempo rapiti dai ribelli dell’LRA (Esercito di Resistenza del Signore) e oggi integrati nell’esercito regolare ugandese.

"Domani - spiega con orgoglio un tenente che nella vicina caserma accompagna a far visita ad un militare ammalato - questi soldati saranno pronti a combattere". Contro chi e dove non è dato sapere.


Probabilmente nel vicino Congo visto che i rapporti già "caldi" con il paese confinante sono di recente diventati "incandescenti".
Nel Nord Uganda, invece, è in corso da alcune settimane un "cessate il fuoco" proclamato dal governo e accolto dalla guerriglia. Dopo 18 anni, durante i quali le regioni del Nord hanno vissuto quasi ininterrottamente una situazione di guerra civile, che ha causato oltre 100 mila morti, portato al rapimento di 30.000 ragazzi e ragazze e costretto oltre un milione e mezzo di persone a cercare rifugio in campi profughi, questo è un primo, timido, segnale di speranza.

Per il momento, però, a Gulu, Lira, Kitgum, Kalongo, Opit, la gente continua ad avere paura e nessuno ha fatto ancora ritorno a casa, nonostante nei campi la malaria, l’aids, il colera, la malnutrizione, uccidano molto più della guerra. Confidando nel cessate il fuoco mi sono recato nella missione di Opit, uno dei centri maggiormente colpiti dalla guerriglia negli ultimi anni. I due missionari comboniani padre Ponziano e padre Alessandro, sono stati rapiti più volte dai guerriglieri e la missione depredata di ogni cosa. Sulla porta d’ingresso sono ancora ben visibili i fori di ben 60 pallottole mentre tutto intorno alla missione e’ nato un immenso campo abitato da circa 50.000 persone.

L’unica strada sicura che collega Opit con Gulu è presidiata da moltissimi militari che pero’ dopo le 18 si chiudono anch’essi nelle loro caserme. Tra i due centri, distanti una trentina di chilometri, scorgo solo desolazione e abbandono. Uniche note di speranza sono la visita alla scuola professionale finanziata da "Insieme si può...", che offre un futuro ad una sessantina di ragazzi e ragazze, molti dei quali reduci dalla lotta armata, e l’arrivo di un consistente quantitativo di generi alimentari distribuiti dalle Nazioni Unite.

Ad Opit, per alcune settimane la gente avrà almeno di che sfamarsi. Drammatica invece è la situazione nei campi di Lira. Padre Guido Cellana mi dice, infatti, che è dal mese di settembre che gli oltre 200.000 rifugiati non ricevono più nulla. Complice anche una povera stagione delle piogge, che ha causato la perdita di buona parte dei raccolti, i prossimi mesi saranno all’insegna della fame. Nei campi profughi del Nord Uganda ma soprattutto nella regione del Karamoja, "Insieme si può..." sta già intervenendo acquistando ora granoturco e fagioli che verranno distribuiti quando la situazione diventerà difficile. L’unica vera buona notizia che la gente attende è però l’annuncio della pace, ma per questo l’impressione è che si dovrà attendere ancora a lungo.



CsvInforma

Sfoglia, stampa e condividi il CsvInforma: lo puoi fare comodamente dal tuo pc o dal tuo smartphone!

SFOGLIA >

Volontario anche tu!

Il programma "Csv... volontario anche tu!" vuole diffondere tra i giovani dai 16 ai 20 anni la cultura del volontariato.

SCOPRI >

Laboratorio Inquadrati

Scopri come organizzare laboratori di ripresa e montaggio video, di grafica e animazione. Puoi avere un incontro, proporre un progetto e chiedere un preventivo.

CONTINUA >

Amministrazione di Sostegno

Lo sportello Amministrazione di Sostegno è un servizio fondamentale per proteggere gli interessi (economici, sanitari, giuridici) delle persone fragili.

LEGGI >